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Zambia. I villaggi del Copperbelt chiedono giustizia per decenni di inquinamento

Massimo Bonato on 13/04/2016 - 16:43 in Ambiente, Inquinamento

Nella provincia del Copperbelt, il terreno è ricco e altamente produttivo, ma ora non produce praticamente più nulla. La comunità ritiene che ciò sia dovuto all’inquinamento che ha contaminato le falde acquifere.

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Un gruppo di villaggi dello Zambia comparirà questa settimana all’Alta Corte di Giustizia di Londra per un caso che contrappone gli abitanti più poveri dello Zambia a un colosso minerario con sede nel Regno Unito, il quale avrebbe permesso alla sua impresa l’avvelenamento delle terre comunali e l’acqua del Paese.

Nella provincia del Copperbelt, il terreno è ricco e altamente produttivo, ma ora non produce praticamente più nulla. La comunità ritiene che ciò sia dovuto all’inquinamento che ha contaminato le falde acquifere.

Dopo mesi di rinvii, è stata finalmente fissata un’udienza di tre giorni, in cui verranno ascoltate le ragioni dei 1.826 abitanti, rappresentati dallo studio legale di Leigh Day. Sono i membri delle quattro comunità agricole e artigianali situate nella regione di Copperbelt, lungo i fiumi Mushishima e Kafue.

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Secondo gli abitanti dei villaggi, fonti d’acqua e terreni agricoli sono stati contaminati dalle operazioni di estrazione del rame condotte dalla Vedanta Resources Plc e dalla sua controllata Zambia Konkola Copper Mines (KCM). L’inquinamento va avanti dal 2004, da quando iniziarono ad accorgersene e a denunciarlo, ma a oggi nulla è stato fatto. Intanto però i villaggi hanno visto aumentare la morbilità e abbassarsi sempre di più la produttività dei loro terreni. Si ammalano e tra poco non avranno di che vivere.

Le donne delle comunità di Hippo Pool, Kakosa, Shimulala e Hellen dichiarano che ormai le acque dei fiumi Mushishima e Kafue sono diventate maleodoranti, come “fiumi di acido”.

Un informatore, che ha lavorato per 15 anni per la KCM, ha detto che la Vedanta comprò la miniera nel 2004, cercando di risparmiare su tutto. “Ho deciso di parlare perché non riuscivo più a sentirmi complice di questo disastro… La prossima generazione non potrà certo parlare bene di noi” ha detto.

La KCM ha dichiarato di aver speso 530 milioni di dollari per migliorare gli impianti nella salvaguardia ambientale delle proprie attività. Questo doveva significare la sostituzione delle tubazioni di scarico per il controllo dell’inquinamento, dovuto allo sversamento di liquami nella diga, e la messa in sicurezza della nuova fonderia, i cui filtri si diceva catturassero il 99,7% delle emissioni di zolfo.

Ma i risultati ottenuti dalle le due società a livello ambientale è stato tutt’altro che buono. Nel 2011, l’Alta Corte di Lusaka ha ordinato alla Vedanta Resources e alla KCM di pagare circa 1,4 milioni di dollari di indennizzo a 2.000 abitanti dei villaggi dopo il rinvenimento nelle acque del Mushishima e del Kafue proprio di acido solforico e altre sostanze chimiche.

“Gli abitanti dei villaggi zambiani che ricorrono oggi alla giustizia vivono già sotto la soglia di povertà, e sono dunque ansiosi di essere risarciti il ​​più rapidamente possibile per tutte le perdite e i danni subiti”, ha dichiarato Martyn Day, membro anziano dello studio legale. “È più probabile che riescano a ottenere giustizia qui, e rapidamente, visto che la sede dell’impresa è in Inghilterra”.

Fonte: «The Wilmington Journal»

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