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Timori per il collasso della calotta antartica. La Larsen C si assottiglia sempre più

Larsen C, la calotta di ghiaccio più grande della penisola antartica, si sta assottigliando a causa del maggior calore delle acque e dell’aria, e potrebbe catastroficamente fratturarsi.
Massimo Bonato on 14/05/2015 - 18:00 in Ambiente, Cambiamenti climatici

Larsen C, la calotta di ghiaccio più grande della penisola antartica, si sta assottigliando a causa del maggior calore delle acque e dell’aria, e potrebbe catastroficamente fratturarsi.

La perdita della calotta Larsen C potrebbe avvenire entro un secolo, ma non deve essere escluso un collasso prematuro, con importanti conseguenze globali sul livello del mare. “Ora sappiamo che due diversi processi stanno causando alla Larsen C un progressivo assottigliamento e diventano meno stabili” dice Paul Holland della British Antarctic Survey (BAS) a capo di una recente ricerca pubblicata sulla rivista «The Cryosphere», che ha combinato i dati provenienti da misurazioni satellitari e i rilievi di otto radar in 15 anni, dal 1998 al 2012. “Se questa vasta piattaforma di ghiaccio collassa, permetterebbe ai ghiacciai tributari di fluire più velocemente verso il mare. E ciò contribuirebbe alla crescita del livello del mare”.

Le calotte sono vaste superfici di ghiaccio galleggianti sulla costa antartica. Spessi in alcuni punti centinaia di metri, sono estensioni di ghiaccio alimentati da ghiacciai. Il Larsen C è la quarta più grande calotta di ghiaccio del mondo, che copre circa 55.000 chilometri quadrati, quasi il doppio delle dimensioni del Belgio. Due piattaforme minori sul lato orientale della penisola che si protende dall’Antartide verso il Sud America sono collassati negli ultimi due decenni. Abbiamo perso il primo, Larsen A, nel 1995; seguito nel 2002, dal Larsen B di 3250 chilometri quadrati, più o meno grande come lo stato americano di Rhode Island.

Dall’ultima era glaciale, circa 12.000 anni fa, il collasso del Larsen B è stato il primo evento di questa portata secondo i glaciologhi. E incredibilmente è servito a rivelare che l’intera penisola è nel pianeta uno dei luoghi in cui il riscaldamento è in più rapida ascesa. Qui, le temperature sono aumentate di circa 2,5 gradi Celsius (4,5 gradi Fahrenheit) nel corso degli ultimi 50 anni, diverse volte la media mondiale.

Il calore delle acque consuma il ghiaccio dal fondo, mentre l’atmosfera più calda spazza la superficie dalla neve morbida. Come risultato, il ghiaccio sulla superficie diventa sempre più compatto e denso, e mette sotto pressione la calotta indebolendone la struttura interna.

A parte “considerevoli” incertezze non vi è motivo di preoccupazione sostengono gli autori, “Il cedimento potrebbe avvenire entro un secolo, o poco prima, ma con poco preavviso”.

Il Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (IPCC) nel 2013 ha riferito che probabilmente la perdita di ghiaccio in Antartide è passato da 30 miliardi di tonnellate all’anno nel decennio tra il 1991 e il 2001 e di 147 miliardi di tonnellate all’anno tra il 2001 e il 2011. Una possibile proiezione indica che mari più caldi e perdita di ghiacciai farebbero aumentare nel complesso il livello medio del mare è da 40 a 63 centimetri entro il 2100. Per gli abitanti delle aree costiere, le implicazioni di innalzamento del livello del mare sono molteplici, e nessuno è positiva: significherebbe infatti inondazioni a causa di mareggiate, perdita di terreni agricoli e la salificazione delle falde acquifere.

M.B.

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