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Tensione Usa-Cina per le isole artificiali nel Mar Cinese

La Cina prosegue nella costruzione di isole artificiali nel Mar Cinese meridionale. E gli Stati Uniti temono vogliano impiantarci basi militari.
Massimo Bonato on 23/05/2015 - 10:00 in Politica

Mercoledì 20 maggio si è verificato un veloce quanto intenso scambio di battute tra il comandante di una nave da guerra cinese e il pilota di P8-A Poseidon, aereo da pattugliamento statunitense. Il comandante cinese ha chiesto otto volte al pilota di abbandonare l’area delle isole artificiali cinesi “per evitare malintesi”; e questi a sua volta ha ogni volta risposto di trovarsi in uno spazio areo internazionale oltre le 12 miglia nautiche dalla costa, nel rispetto delle leggi internazionali.

Lo scambio di battute è arrivato a Pechino che ha subito risposto per voce del ministro degli Esteri, Hong Lei, il quale ha dichiarato: “Esprimiamo la nostra grande insoddisfazione ed esigiamo dagli Stati Uniti che rispettino le leggi internazionali e si astengano dal compiere azioni arrischiate e provocatorie”.

Airport in the Maldives is located on an artificial island in the middle of the Indian OceanDal canto loro gli Stati Uniti sono preoccupati per l’arcipelago di isole artificiali che la Cina sta realizzando nel Mar Cinese meridionale. La questione è stata sollevata più volte per la pericolosità e il danno ambientale; ma è anche fonte di destabilizzazione politica della regione, dai confini di acque su cui la Cina vanta la propria territorialità, del resto reclamata anche dai vicini Vietnam, Taiwan, Filippine, Brunei, Malesia, Giappone.

[Leggi anche Le isole artificiali cinesi minacciano una catastrofe ambientale nel Mar Cinese meridionale]

Gli Stati Uniti temono che le isole artificiali siano soltanto il pretesto per impiantarvi basi militari, e non ne riconosce la territorialità cinese. E cominciano a esercitare la loro pressione: tant’è che, riporta il «Global Times», secondo il portavoce del Pentagono, colonnello Steven Warren, il prossimo passo potrebbe essere di attestare navi da guerra proprio oltre quelle 12 miglia nautiche contestate al pilota del Poseidon.

Intanto, la pressione è mediatica, poiché sul Poseidon in perlustrazione, non c’erano soltanto i piloti ma anche un giornalista della Cnn, cosa che fa scrivere al «Global Times» di “ricorso al sensazionalismo”, della “volontà di Washington di elevare volontariamente la tensione con la Cina”.

M.B.



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