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Sono i popoli indigeni i più colpiti dai cambiamenti climatici

Massimo Bonato on 05/11/2015 - 17:38 in Ambiente, Cambiamenti climatici

Per una tagica ironia della sorte, sono proprio i popoli indigeni i primi a subire i danni dei cambiamenti climatici, causati dalle società industrializzate. Proprio coloro che non solo non hanno mai provocato danni a territorio e ambiente, ma che hanno vissuto nel rispetto e nella salvaguardia di essi. 



“Le piogge arrivano tardi. Il sole si comporta in modo stano, il mondo è malato. I polmoni del cielo sono inquinati. Lo sappiamo che cosa sta capitando”. Sono le parole di Davi Yanomami, conosciuto come il Dalai Lama della foresta. Le riporta «Rfi» raccogliendo l’appello di Survival International.

Sono centinaia soltanto in Amazzonia le popolazioni indigene che subiranno un calo delle piogge dovuto ai cambiamenti climatici imposti dalle società industrializzate, e con esse più siccità e temperature più alte. Tanto che già nel 2005 la siccità ha prosciugato il letto di diversi affluenti del Rio delle Amazzoni.

L’Artico non sta meglio. Lì è il ghiaccio a ritirarsi e la vita degli inuit sta cambiando rapidamente: stanno già cominciando a spostarsi alla ricerca di risorse che altrettanto rapidamente vengono loro a mancare.

E i dati purtroppo non mancano. Così Survival stila una lista esemplificativa di come persino le cure contro i cambiamenti climatici possano risultare palliative, quando non addirittura più nocive del male che vorrebbero curare.

I guaraní brasiliani stanno perdendo la loro terra, che si sta trasformando in terreni agricoli per la coltivazione della canna da zucchero. Prodotto da cui si realizza l’etanolo, che nelle intenzioni del presidente Lula dovrebbe proporsi come risorsa più ecologica per combattere contro i cambiamenti climatici.

In Malesia, i penan della foresta tropicale, e altre popolazioni, vengono espulsi dai loro territori per costruirvi dighe e bacini, con lo stesso obiettivo di ridurre il surriscaldamento globale.

In Kenya è la conservazione del territorio per preservarlo incontaminato che caccia dalle proprie secolari abitazioni gli ogiek che vivono nella selva Mau.

Minacciati dalla deforestazione da un lato, e dalle risoluzioni che disperatamente i governi cercano per contrastare gli stessi cambiamenti climatici e il surriscaldamento globale, i popoli indigeni di tutto il pianeta si trovano chiusi in una morsa. Sono a rischio la loro terra, la loro sopravvivenza: una delle tante dolorose contraddizioni in cui viviamo, ricorda Survival, è per esempio uno di questi piani nati per contrastare la deforestazione, il Redd (Riduzione delle Emissioni derivate dalla Deforestazione e dal Degrado forestale) che non riconosce il diritto ai popoli indigeni a essere informati adeguatamente su quanto si progetta di fare delle loro terre né di fornire parere e approvazione.

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