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Romania. Scrivi un libro e si riduce la pena. Meno carcere, ma per i soliti noti

Massimo Bonato on 03/11/2015 - 15:45 in Cultura, Libri

In Romania, la pena può essere ridotta scrivendo un libro. Dal 2013, tutte le opere scritte da un detenuto possono comportare la riduzione di trenta giorni di prigione. Una legge che favorisce però la corruzione piuttosto che la letteratura.



Una disposizione di legge già concedeva di richiedere la grazia ai detenuti che producevano un lavoro accademico. Dal 2013, spiega l’«Economist» una riforma ha ampliato i termini: i carcerati che scrivono un libro possono godere di una riduzione di pena di trenta giorni.

Iniziativa che non s’inscrive però in una politica culturale, men che meno in una politica di reinserimento dei detenuti, visto che la pena viene ridotta a prescindere dalla qualità dell’opera prodotta e che, a conti fatti, è soltanto una piccola élite che finisce per giovare di questa scappatoia.

Le risorse stesse messe a disposizione degli inaspettati talenti la dicono lunga, secondo il settimanale inglese: pochissime sono le librerie disponibili per i detenuti, i quali non hanno accesso alla rete e non posseggono computer, tanto che sono obbligati a scrivere a mano le loro opere. Risorse che pertanto l’«Economist» non ha tema di definire “inesistenti”.

Chi può giovare della misura è quindi perlopiù chi può permettersi di pagare all’esterno un ghostwriter, qualcuno che scriva per terzi e che recapiti un manoscritto che il detenuto dovrà ricopiare a mano. Ai giornalisti romeni che hanno cominciato a interessarsi della faccenda non è pure sfuggito il fatto che il plagio è sempre dietro l’angolo.

Gheorghe Copos, per esempio, imprenditore ed ex ministro in carcere, “ha scritto” un saggio sul matrimonio nelle alleanze di potere tra dignitari romeni nel Medioevo; libro per il quale è stato accusato appunto di plagio, e cionondimeno si è visto accorciare la pena dei trenta giorni previsti.

Giga Popescu, con un passato da stella del calcio, è finito in carcere per riciclaggio. Qui ha avuto tutto il tempo per scrivere quattro libri, uno dei quali non è che un album fotografico dei suoi trascorsi calcistici nello Steaua Bucarest, con, ovviamente, più immagini che testo.

Difficile che questa disposizione di legge cambi comunque in qualche sua parte, dal momento che, ricorda sempre l’«Economist» a finire in tribunale per un caso di corruzione sarà lo stesso primo ministro Victor Ponta. Semmai nulla dovesse cambiare nella lotta alla corruzione, non sarà la sola legalità ad avere la peggio, anche la letteratura.

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