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Reato di disastro ambientale. Una vergognosa lacuna legislativa

L’Italia risponde con contravvenzioni a disastri permanenti. La criminalità organizzata prospera e i reati cadono in prescrizione. Su tutto una norma del 1930 e un disegno di legge fermo in Senato da dieci mesi.
Massimo Bonato on 24/12/2014 - 14:37 in Ambiente, Disastri ambientali

di Massimo Bonato

Alla lista dei mali d’Italia, l’inquinamento non è secondo alla corruzione e alla frode. È un male congenito, aggravato dalla mancanza di una normativa che porti dal disastro ambientale direttamente in galera, passando da un tribunale che avochi il reato pertinente. Ma il reato di disastro ambientale non c’è, è un disegno di legge partito dalla Camera in marzo e fermo in Senato, disperso tra i faldoni, e la cui discussione, denuncia in una nota la senatrice in commissione ambiente Paola Nugnes (M5S) è destinata a slittare ancora. Intanto nessun colpevole è stato riconosciuto per il processo Eternit (Alessandria), non colpevoli sono i responsabili della discarica di Bussi sul Tirino (Pescara), in cui il reato di disastro ambientale, derubricato in disastro colposo è finito in prescrizione, i traffici della Terra dei Fuochi e delle discariche sono diventati più produttivi dei mercati della droga o delle armi per la criminalità organizzata.
“Disciplinare i reati ambientali vuol dire compiere una riforma importante in un settore dove ci sono gravi carenze” dichiara la senatrice Paola Nugnes.

E le fa eco da Casale Monferrato Legambiente, durante il conferimento del premio Ambientalista dell’anno, che si rivolge accoratamente direttamente a Renzi:  “In nome del popolo inquinato, che da troppo tempo attende giustizia, ciascuno si assuma le proprie responsabilità. L’indignazione per la prescrizione della sentenza Eternit non basta. Facciamo appello al Governo affinché si impegni concretamente per la rapida approvazione del disegno di legge sugli ecoreati e per avviare al più presto le bonifiche dei siti industriali e la rimozione dell’amianto dagli edifici ancora contaminati”.

Prescrizione è una parola chiave. E lo è perché a sua volta la norma che regola i disastri ambientali del 1930 è a dir poco inadeguata. È in realtà un male del tutto Europeo e non solo italiano (come scrivevamo in Eurojust 2014. Giustizia svogliata per i reati ambientali). Ma in Italia è particolarmente doloroso perché il malaffare impera, i reati restano impuniti, e ai danni si risponde con ammende, contravvenzioni, anziché con un reato codificato e riconosciuto dal Codice penale. La prescrizione è sempre dietro l’angolo, ma il reato ambientale, oltre a produrre danni ingenti al momento, si protrae pressoché sempre nel tempo, e al danno dovrebbe assommarsi il ripristino dell’ambiente ovvero la bonifica.
Le leggi sono inadeguate, le pene irrisorie, le contravvenzioni ridicole. “Il vero obiettivo non è aumentare i termini della prescrizione. Bisogna, invece, approvare finalmente i reati ambientali, inserirli nel Codice penale, precisando meglio le responsabilità e aumentando le pene per fatti che sono oggettivamente gravissimi. L’aumento delle pene fa scattare automaticamente quello dei termini di prescrizione” sostiene Andrea Orlando, ministro della Giustizia («Ecologiae»).
Ma “Confindustria frena, ritenendo eccessivamente pesante la condanna, in caso di riconoscimento di responsabilità, al ripristino dell’ambiente danneggiato, ripristino che non dovrà più pesare sulla collettività” dichiara da Casale Vittorio Cogliati Dezza il presidente di Legambiente («La Stampa»).  Il tiro alla fune si gioca ancora e sempre tra le squadre dell’interesse e quella del diritto. In mezzo i reflui, i fuochi tossici, l’amianto, i morti.



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