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Perù. La lotta contro la miniera di Tía María ha vinto. Per ora

Massimo Bonato on 17/05/2015 - 14:37 in Resistenze

La lotta contro il progetto minerario Tía María segna un successo. L’azienda concessionaria del progetto, la Southern Copper Corp., ha annunciato nella giornata del 15 maggio una sospensione di 60 giorni a causa dell’escalation della violenza nella regione.

Provincia di Islay, Valle del Tambo, Arequipa, Cocachacra, Mollendo sono nomi che in queste settimane si sono avvicendati nella narrazione della lotta contro il progetto minerario di Tía María. Un progetto da 1,4 miliardi di dollari che ha impegnato la provincia meridionale di Islay per 54 giorni di scioperi, la militarizzazione di un’intera provincia, scontri asperrimi che han lasciato sul terreno oltre 220 feriti e soltanto negli ultimi giorni anche 2 morti (che vanno ad aggiungersi ai molti da che la protesta iniziò nel 2011).

Durante le ultime 72 ore di sciopero contro il progetto minerario Tía María (dal 13 al 16 maggio) proclamate a Cocachacra è stata, pare, usata anche la dinamite negli scontri con la polizia. Una situazione divenuta insostenibile, al punto che non più tardi di una settimana fa molte famiglie di Mollendo avevano preferito lasciare le proprie case per sottrarsi ai tumulti.

Fino al 15 maggio, giorno in cui il presidente della Southern Copper, Óscar Gonzalez Rocha, ha annunciato con un comunicato la sospensione di 60 giorni nel progetto, una pausa solamente, ma che servirà, riporta «Diario Correo», a ciascuno per mettere sul tavolo delle trattative inquietudini e timori, trovare soluzioni e rinvenire le responsabilità che ognuno dovrà assumersi in un tempo ragionevole. “Nessun interesse politico né imprenditoriale può porsi al di sopra della vita e della pace, tanto più che parliamo di una popolazione innocente che ha dovuto abbandonare le proprie case per non cadere vittima della violenza” ha dichiarato Gonzalez Rocha.

Il presidente della repubblica Ollanta Humala

Il presidente della repubblica Ollanta Humala

Il comunicato dell’impresa controllata dal Grupo México arriva a ridosso del discorso tenuto dal presidente della repubblica Ollanta Humala alla nazione, il quale ha chiesto alla compagnia di cercare una soluzione per far cessare le opposizioni al progetto, anche se non ha mancato di segnalare come non si possa sospendere ciò che non si è iniziato, rimettendo la decisione alla compagnia. In serata, il premier Pedro Canteriano, riferiva al Congresso la sospensione di 60 giorni dichiarata dalla Southern Copper.

Ma se da un alto Humala chiede alla compagnia di addivenire a soluzioni con la popolazione, d’altro canto formula il suo comunicato  in modo sibillino, e «El Comercio» scrive infatti che la soluzione lascia più dubbi che certezze. Un modo per fermare le proteste senza coinvolgere più di tanto il governo, che non ha saputo gestirle infilandosi nel vicolo cieco della sola militarizzazione.

Lascia dubbi che non si voglia risolvere la questione in tempi brevi, se, da come potrebbe volgere la questione secondo l’opposizione, serviranno ben più di sessanta giorni di trattative. La previsione è quindi che di ritardo in ritardo si finirà sino al prossimo anno, allo scadere delle nuove elezioni, dalle quali il governo entrante erediterà lo stesso problema di ora, come dichiara a «El Comercio» Héctor Becerril, portavoce di Fuerza Popular.

E tuttavia, un modo per dire pure che sempre e soltanto di una pausa si tratta, perché il governo, questo o il prossimo che sia, non può permettersi di fermare un progetto come quello di Tía María,  per il quale si troverebbe a dover rispondere per inadempimento in sede internazionale («Perú21») con nefasti risvolti economici per la nazione.

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