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Perù. La Festa della mamma in lotta contro la miniera Tía María

Dopo la decisione di militarizzare la provincia di Islay, le donne di Arequipa hanno voluto offrire un pranzo comune ai compagni di lotta impegnati nei blocchi stradali. Una Festa della mamma in lotta contro la miniera Tía María.
Massimo Bonato on 11/05/2015 - 14:23 in Resistenze

Una Festa della mamma diversa per chi lotta contro il progetto minerario Tía María nella provincia meridionale di Islay, in Perù. Sono le “madres” di Arequipa che hanno voluto festeggiare chi da 50 giorni si oppone alla miniera. E hanno preparato un pranzo in comune, e lo hanno portato ai compagni di lotta ai blocchi stradali di Cocachacra.

“Non siamo terroristi – dice Nayla Apaza a un giornalista di Rpp Noticias – siamo gente che vive della campagna. Siamo contro la miniera perché da quel che seminiamo noi ci mangiamo e ne vendiamo”.

Marcha A (FILEminimizer)-20-1-tn1Duecento feriti e tre morti è già costata questa lotta contro l’impianto di una miniera per l’estrazione del rame. Un progetto, quello di Tía María, da 1,4 miliardi di dollari, su cui punta la Southern Copper – controllata del Grupo Mexico − per estrarne quelle prevedibili 120 mila tonnellate, a partire dal 2017.

Così, questa domenica, le donne di Arequipa han preso pentoloni e masserizie e si sono dirette con i loro famigliari a Cocachacra, dove permane il blocco stradale.

La lotta si è fatta a tratti molto violenta negli scorsi giorni, e non è un gesto di solidarietà isolato questo delle donne di Arequipa. Giunge all’indomani della decisione del governo di militarizzare l’area con l’invio di non meno di 4000 soldati che affiancheranno il grosso contingente di polizia nazionale già presente. Proposta messa sul tavolo da oltre una settimana, ma che sabato 9 maggio ha trovato la decisione finale: “prevenire le violenze”. Intanto, da Mollendo, molte famiglie hanno preferito lasciare la città, già tra mercoledì 6 e giovedì 7 maggio, a causa dei pesanti scontri. Con le strade bloccate, molte hanno dovuto percorrere una quindicina di chilometri a piedi prima di potersi servire di un mezzo pubblico che le portasse ad Arequipa o a Matarani.

M.B.

 

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