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Pena di morte in aumento: record di esecuzioni nel 2015

I dati di Amnesty International parlano di un’impennata nella pena di morte: il numero di esecuzioni avvenute nel 2015 è il più alto degli ultimi 25 anni
Massimo Bonato on 07/04/2016 - 13:04 in Diritti

Impennata nella pena di morte: il numero di esecuzioni avvenute nel 2015 è il più alto degli ultimi 25 anni

Amnesty-dati
Il rapporto di Amnesty International pubblicato il 6 aprile fa riferimento ai dati in suo possesso relativi al 2015. Anno nero per la pena di morte. Perché ha fatto registrare il più alto numero di vittime da oltre 25 anni a questa parte, e soprattutto nei tre Paesi in cui il 90% delle esecuzioni sono avvenute: Iran, Pakistan e Arabia Saudita. L’unico dato positivo è che per la prima volta, con le ultime abrogazioni avvenute lo scorso anno in quattro Paesi, la maggior parte del pianeta risulta ora più abolizionista che forcaiolo.

I dati

Solo nel 2015 sono state 1634 le esecuzioni capitali, oltre il doppio registrate nel 2014 e il numero più elevato in assoluto dal 1989. Il ricorso alla pena di morte rimane sempre un dato difficilmente stimabile: per la Cina per esempio è segreto di stato e non si può ipotizzare che le esecuzioni siano state migliaia, senza però poterne aver conferma.

«L’aumento delle esecuzioni, lo scorso anno, è profondamente preoccupante. Mai negli ultimi 25 anni erano state messe a morte così tante persone. Nel 2015 i governi hanno continuato senza tregua a togliere la vita sulla base del falso assunto che la pena di morte ci rende più sicuri» ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International, il quale aggiunge «Iran, Pakistan e Arabia Saudita hanno fatto un uso senza precedenti della pena di morte, spesso al termine di processi gravemente irregolari. Questo massacro deve cessare».

Escludendo la Cina, l’aumento globale delle esecuzioni nel 2015 è dovuto perlopiù proprio da questi tre paesi, responsabili dell’89% di tutte le esecuzioni registrate da Amnesty International. L’Iran ha messo a morte non meno di 977 prigionieri, rispetto ai 743 del 2014. L’Iran è rimasto uno degli ultimi paesi al mondo a eseguire condanne a morte inflitte a minorenni al momento, in palese violazione del diritto internazionale. Il Pakistan ha fatto ricorso alla pena di morte 320 volte.

Ma anche in Arabia Saudita le esecuzioni – 158 − sono aumentate del 76% rispetto al 2014; e così pure sono aumentate in Egitto e Somalia; e sono aumentati i Paesi che pur servendosi della pena di morte non l’avevano utilizzata da tempo, come il Ciad, dove da dieci anni non avvenivano esecuzioni.

Speranze

Nonostante il 2015 si sia dimostrato un anno sanguinario che ha avuto tra i tanti protagonisti anche l’omicidio di Stato, la pena di morte perde terreno in tutto il pianeta, concentrando in una sempre meno nutrita schiera i Paesi che credono con essa di portare stabilità e sicurezza al proprio territorio.

Figi, Madagascar, Repubblica del Congo e Suriname hanno abolito la pena di morte quest’anno, e sulla stessa via si è posta la Mongolia.

«Il 2015 è stato un anno di estremi. Abbiamo assistito a sviluppi inquietanti ma anche a passi avanti che ci hanno dato speranza. Con i quattro paesi che sono diventati totalmente abolizionisti, la maggioranza del mondo ha ora bandito la più orribile delle pene» ha commentato Salil Shetty.

 

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