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Oceanoise 2015. A Barcellona il primo congresso sull’inquinamento acustico nei mari

Oceanoise 2105 è il primo congresso sull’incidenza dell’inquinamento acustico provocato dall’uomo sui mari e la fauna marina
Massimo Bonato on 11/05/2015 - 12:21 in Ambiente, Inquinamento

La Universitat Politècnica de Catalunya (UPC) ha organizzato per questa settimana il primo congresso internazionale che avrà per tema l’inquinamento acustico dei mari: Oceanoise 2015. Sono già 250 gli scienziati che hanno aderito, e che si riuniranno per dibattere sui problemi che il rumore generato dalle attività umane come la pesca, i parchi eolici, manovre militari ecc.

Oceanoise 2015 è stato organizzato dal Laboratorio di applicazioni bioacustiche dell’università, e mira a trovare proposte di intervento per mitigare i danni acustici alla fauna marina.

Agli scienziati si aggiungono esperti in legislazione marina e membri di diverse Ong provenienti dai paesi europei, Stati Uniti e Canada, Cina, Australia e Giappone. Verrà esposta e analizzata la tecnologia disponibile per la misurazione del rumore in acqua e si studieranno i mezzi necessari per diminuire gli effetti del suono in varie aree geografiche.

Aperto lunedì 11 maggio, il congresso si protrarrà sino a venerdì 15 nel campus della Upc a Vilanova i la Geltrú (Barcellona).

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Lab (Laboratorio di applicazioni bioacustiche) ha di recente partecipato ai rilevamenti del progetto Access nell’Artico, in relazione al disgelo e ai cambiamenti climatici, approfondendo lì l’impatto sonoro di origine umana e animale. I risultati delle indagini, presentate in febbraio in un congresso alla Upc, hanno rivelato quanto il rumore di origine artificiale nell’ambiente marino sia una delle minacce più gravi per l’equilibrio degli oceani. Lab ha studiato i cetacei come bioindicatori, dal momento che la loro sopravvivenza dipende, quasi esclusivamente, da informazioni acustiche. Sono specie infatti che utilizzano il suono per orientarsi, cacciare, comunicare.

A partire da un censimento dell’area di studio, Lab ha analizzato come la popolazione marina conviva attualmente con i rumori prodotti da attività umane. Da questo studio ha sviluppato simulatori predittivi per arrivare a comprendere quali effetti ci si potrà attendere per in futuro, con il costante incremento dell’inquinamento acustico prodotto per esempio da trivellazioni petrolifere, imbarcazioni commerciali, turistiche, o da pesca.

Sono informazioni che vanno ad aggiungersi a precedenti risultati che già hanno dimostrato come cetacei e cefalopodi possano soffrire gravi lesioni uditive causate da una continua esposizione a livelli di rumore a bassa frequenza.

M.B.

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