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No Triv e il 17 aprile: la marea che sale dal basso

Il 17 aprile siamo tutti chiamati a esercitare un diritto fondamentale: il referendum abrogativo sulle trivelle. Il Coordinamento Nazionale No Triv, ha messo in campo mille iniziative e una campagna referendaria: creatività, spirito, informazione capillare.
_omissis_ on 09/04/2016 - 07:13 in Resistenze

Il 17 aprile siamo tutti chiamati a esercitare un diritto fondamentale. Qualunque cosa dicano il premier Renzi e le varie voci a favore del NO, il referendum abrogativo sulle trivelle non è inutile e non verte solo su un dettaglio tecnico: è la possibilità di riappropriarci di uno strumento, l’ultimo, di democrazia diretta e di dare un giudizio politico sull’operato di un governo le cui strategie energetiche, come dimostra il recente scandalo di Tempa Rossa in Basilicata, hanno il solo scopo di favorire i finanzieri dell’oro nero.

si-lo-voglio-2-1Il quesito referendario, l’unico di sei sopravvissuto al vaglio della Corte Costituzionale, pone un interrogativo preciso: noi italiani dovremo decidere se le concessioni per la coltivazione di idrocarburi a meno di dodici miglia dalla costa dovranno cessare all’esaurimento dei giacimenti di gas o petrolio che vi insistono oppure al termine della durata della concessione (trent’anni che possono, tra varie proroghe, arrivare anche a cinquanta). Intorno a quella che sembra una goccia nel mare, una specie di cavillo giuridico, si muovono non solo i due schieramenti del SI e del NO, ma due concezioni del mondo del tutto antitetiche. Forti solo della loro volontà e del senso critico che un governo molto autoritario e poco autorevole sa instillare, i “quattro comitatini” che pullulano su tutto il territorio nazionale hanno ingaggiato una feroce lotta contro il tempo, sostenendo sopra ogni cosa il diritto dei popoli ad autodeterminarsi. Il Coordinamento Nazionale No Triv, che da anni catalizza le lotte e le esperienze delle comunità afflitte dall’insulto ambientale prodotto dalle trivellazioni, ha messo in campo mille iniziative e una campagna referendaria come poche: creatività, spirito, informazione capillare.

Quell’informazione artatamente boicottata, come tutto il referendum, sulla TV generalista e sui quotidiani main stream, è invece passata sul web, sui social networks e soprattutto in migliaia di incontri, convegni, banchetti informativi, catene umane, flash mob, spot di artisti, concerti, cortometraggi. Insomma, quanto più Renzi pensa di oscurare, tanto più i territori fanno luce con il mezzo più potente che hanno a disposizione: la cultura. Stare insieme, uniti nell’impegno attivo e nello sviluppo di sapere e consapevolezza, diventa così  una rivoluzione pacifica.

Fossi in Renzi, rifletterei su questa ondata che viene dal basso. Non tanto in virtù del 18 aprile: il giorno dopo il referendum, non si perderà nessun posto di lavoro, né – come la mala fede fa dire ai sostenitori del NO – dovremo fare a meno del petrolio o del gas metano da un momento all’altro. La password è “transizione” e l’espressione chiave è riduzione graduale dei consumi e degli sprechi a vantaggio di forme alternative di energia pulita. Transizione vuol dire passaggio, trasformazione. Vuol dire che nuovi comparti energetici in grado di rispettare l’ambiente, se favoriti, produrranno impiego senza cannibalizzare altre forme di economie territoriali come turismo e agricoltura.

Il Primo Ministro non comprende che la gente, in maniera molto naturale e spontanea, si riconosce nell’opposizione (e lo si legge sui comunicati di tutti i comitati referendari) ad un modello di sviluppo iniquo e assassino. A questo punto, caro Matteo, non siamo solo noi della Decrescita Felice a necessitare le cure di “uno bravo”, come lei di recente ha sostenuto. Siamo i 60.000 di Lanciano, i 130.000 della Terra dei Fuochi, i 40.000 di Potenza. Siamo tanti, troppi. Siamo persone con una visione di ampio respiro e con una speranza: quella di liberarci di uomini come lei che pensano di poter soffocare le nostre aspettative e, quel che è peggio, di barattare la nostra vita con un pugno di barili di petrolio a colpi di emendamenti notturni e telefonate imbarazzanti.

Siamo stanchi di dover scegliere tra lavoro e salute, tra il pane e le cure mediche. In molti casi, siamo addirittura disperati. Ma sappiamo che è la vita dei nostri figli a essere il vero oro. E non è certo nero.

Pertanto, questo referendum, che ci è costato tanto quanto tutte le royalties provenienti dagli idrocarburi estratti nell’ultimo anno e solo perché lei ha pensato di metterci i bastoni tra le ruote scorporandolo dalle amministrative di maggio, non è affatto un dettaglio tecnico: è la possibilità che lei ci ha gentilmente concesso di essere ancora di più una comunità consapevole, unita, forte. In questo, lo devo ammettere, lei ha ottenuto più risultati dello stesso Coordinamento Nazionale No Triv.

A fronte del suo gravissimo e vergognoso invito all’astensionismo, di tutti i sotterfugi adottati con la Legge di Stabilità per non arrivare alle urne e indipendentemente dai risultati del referendum stesso, noi oggi siamo nei fatti una marea. E il mare, ci pensi su,  non lo ferma nessuno: nemmeno le sue trivelle.

Miriam Corongiu
MDF – Movimento Decrescita Felice

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