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No F35. Presidio a Galliate domenica 10 maggio

Nato per uccidere, l’F35 crea una manciata di posti di lavoro che vengono sottratti altrove alla società civile. Costoso, inaffidabile, dannoso.
Massimo Bonato on 08/05/2015 - 15:00 in Resistenze

Domenica 10 maggio di nuovo in piazza contro gli F35 – appuntamento alle 15 a Galliate, davanti alla chiesa di Sant’Antonio.

La protesta, organizzata dal movimento No F35 novarese riporta l’attenzione sull’acquisto dei bombardieri F35, il cui montaggio avviene a Cameri.

“Poco più di un mese fa – dicono i No F35 – è stato esibito il primo F35 made in Cameri. L’hanno fatto trascinare fuori dall’hangar con una specie di trattorino. Non era quindi ancora semovente: viene il dubbio che non ci fosse dentro il motore. E non ha nemmeno volato, ovviamente. E doveva ancora essere verniciato con la magica vernice per l’invisibilità, quella vernice che gli americani custodiscono gelosamente nel loro hangar quasi proibito per gli italiani. Ma un giorno o l’altro volerà; e gli abitanti di Cameri, di Galliate e dei paesi e delle cittadine vicine all’aeroporto potranno godere della compagnia del rumore assordante di questi reattori in collaudo e dell’aumento dell’inquinamento dovuto ai loro scarichi in volo” («Novara Today»).

In Italia basta pronunciare la parola “lavoro” che tutto divenga possibile, anzi auspicabile. Ma gli F35 porteranno a Cameri e nel novarese non più di 6/700 posti di lavoro, ricorda il movimento, a fronte di una spesa a preventivo di 12 miliardi di euro (grossomodo quanto il costo annuale del bonus degli 80 euro sul’Irpef, sottolinea «International Business Times»), che potrebbero arrivare a una cinquantina considerando armamento, manutenzione, aggiornamento, ore di volo, materiali di consumo. Posti di lavoro creati qui e tagliati altrove, per foraggiare l’apparato militare, che già costa 25 miliardi di euro l’anno.

Ma al danno si aggiunge la beffa, perché l’F35 è nato strapieno di difetti, che vanno via via assommandosi. Nel 2013 venne denunciato il pericolo di incendio se l’apparecchio fosse stato colpito da un fulmine; di fatto un incendio si verificò nel giugno dell’anno dopo al momento di un decollo. Dal gennaio di quest’anno venne fuori che mancava, e manca, il software che controlla il dispositivo di armamento, non è invisibile ai radar, non è cioè uno stealth come si voleva far credere, presenta difficoltà di pilotaggio e qualche rischio nell’atterraggio. E queste sono soltanto le ultime magagne saltate fuori in ordine di tempo. Un prodotto cioè tutto fuorché conveniente sempre che si voglia trovare la convenienza in un prodotto destinato a uccidere e a devastare territori altrui e la Costituzione nostra, che in guerra non ci vorrebbe permettere di andare.

M.B.

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