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Myanmar. La persecuzione dei musulmani Rohingya

In una conferenza stampa tenutasi a Bangkok il 25 febbraio, l’Ong ‘Fortify Rights’ ha presentato un report con le prove della responsabilità del governo del Myanmar (ex Birmania) nella persecuzione dei musulmani di etnia rohingya.
_omissis_ on 16/04/2015 - 16:37 in Diritti

di Alessio Fratticcioli*

In una conferenza stampa tenutasi a Bangkok il 25 febbraio, l’Ong ‘Fortify Rights’ ha presentato un report con le prove della responsabilità del governo del Myanmar (ex Birmania) nella persecuzione dei musulmani di etnia rohingya. Nel report, basato su fonti ufficiali ed interviste a sfollati e rifugiati, si legge che i rohingya rinchiusi nei campi sfollati sono privati dei loro diritti fondamentali: è necessario un permesso speciale per sposarsi, non possono avere più di due figli, non hanno nessuna fonte di reddito e non possono lasciare il paese. 

Il governo di Napyidaw ha rigettato il report con un’intervista rilasciata al quotidiano birmano ‘Myanmar Times’ dal portavoce presidenziale Ye Htut. Rifiutandosi di commentare nel merito le «accuse infondate», il portavoce ha cercato di screditare Fortify Rights, una organizzazione per i diritti umani registrata in Svizzera e negli Stati Uniti, definendola un «gruppo di pressione bengalese».

Il Myanmar vanta 135 gruppi etnici ed ha una lunga storia di conflitti tribali e religiosi. L’ex colonia britannica è stata retta da una dittatura militare dal 1962 al 2010, quando la giunta ha concesso le elezioni (parzialmente) libere che hanno portato ad un governo nominalmente civile. L’allentamento del controllo militare, che la comunità internazionale ha premiato con la revoca delle sanzioni economiche, è stato però seguito anche da sanguinose violenze etnico-religiose, mentre la libertà di stampa e la diffusione di Internet hanno dato voce a tensioni ataviche ma precedentemente sedate dal pugno di ferro del regime militare… segue su *Asia blog

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