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Messico. Violenti scontri per i 43 desaparecidos di Ayotzinapa

Mercoledì 12 novembre di fuoco in Messico. Scontri e incendi nelle manifestazioni per i ragazzi scomparsi. Si scopre che i resti nella fosse comune non sono i loro. E il «New York Times» attacca violentemente il presidente Peña Nieto per la situazione del Paese.
Massimo Bonato on 13/11/2014 - 10:09 in Diritti

di Massimo Bonato

Messico. Violenti scontri a Chilpancingo_11Dopo cinque giorni di manifestazioni consecutive negli stati di Guerrero, Michoacán, Oaxaca, Chiapas, Veracruz, e altrove, ieri, mercoledì 12 novembre si è consumata in Messico un’ennesima giornata di tensioni e scontri per i 43 ragazzi di Ayotzinapa desaparecidos. Forse la più violenta.

Messico. Violenti scontri a Chilpancingo_3Decine di studenti della Normale di Ayotzinapa e di membri del Coordinamento Statale dei lavoratori della educazione di Guerrero (Ceteg) hanno assalito e incendiato la sede del Congresso locale, la Giunta di Conciliazione e Arbitraggio, la Corte dei Conti.
Nella mattinata, gli studenti della Normale di Ayotzinapa hanno requisito cinque autobus per raggiungere l’autostrada Del Sol, che hanno bloccato. Bloccata anche la Strada Federale Chilpancingo-Tlapa, nei pressi di Ayotzinapa. Lo stesso è accaduto a Oaxaca e in Chiapas.
Messico. Violenti scontri a Chilpancingo_4Ma le manifestazioni più violente si sono avute nel pomeriggio. Lasciati i blocchi su strade e autostrade nei pressi di Ayotzinapa, i manifestanti si sono diretti a Chilpancingo, capoluogo dello Stato di Guerrero, dove hanno messo a ferro e fuoco gli edifici pubblici.

Da settembre le manifestazioni non cessano. Sono anzi moltiplicate e hanno la raccolto anche la solidarietà internazionale delle scuole e delle università di molti Paesi.

Messico. Violenti scontri a Chilpancingo_9Il 26 e 27 settembre, le proteste contro la riforma dell’istruzione avevano portato in piazza a migliaia di studenti e insegnanti. Alla scuola Normale di Ayotzinapa, nello stato di Guerrero, la polizia aveva sparato: erano rimasti a terra 6 morti, ma altri 43 ragazzi erano spariti. Il Procuratore generale di Iguala, Jesús Murillo Karam, città dove le manifestazioni e gli scontri avevano avuto luogo, aveva proceduto subito all’arresto di 22 agenti di polizia, indagati per gli omicidi di piazza. Ma aveva anche fornito indicazioni sui presunti responsabili delle sparizioni: i 43 ragazzi sarebbero stati stati rapiti dai narcos, fatti a pezzi e bruciati in una discarica di Cocula, a pochi chilometri di distanza.

Le cose però si complicano sin dal principio e la versione ufficiale si incrina. Basta poco perché i narcos vengano tirati in ballo a coprire responsabilità che tutti rinvengono nelle forze di sicurezza, nei reparti speciali. I ragazzi sarebbero stati consegnati dalla polizia alle forze speciali e poi non se ne sarebbe saputo più nulla.

Messico. Violenti scontri a Chilpancingo_8Cominciano le manifestazioni, così come le pressioni sul presidente Enrique Peña Nieto, che da parte sua condanna le violenze di piazza che scaturiscono anche a città del Messico, ma conferma la sua solidarietà alle famiglie dei desaparecidos. Le famiglie però sono in piazza con le fotografie dei ragazzi, che si assommano a quelle di tanti altri rapiti. Troppi: 100mila morti e oltre 30mila desaparecidos dal 2006 a oggi in Messico. Per questo, soltanto ieri, dalle colonne del «New York Times», il direttore di Human Rights Watch (HRW) per le Americhe, José Miguel Vivanco, firma un infuocato editoriale che titola Law and Order in Mexico. “I messicani sono comprensibilmente indignati per un governo che ha fallito nella sicurezza, nel rispettare lo stato di diritto, nel far sì che i criminali rispondano delle loro azioni e nel garantire che sia fatta giustizia per le vittime e le loro famiglie”.

Intanto, sempre di ieri è la notizia che i corpi carbonizzati ritrovati nella discarica di Cocula non appartengono ai 43 desaparecidos. Lo dichiarano con una nota ufficiale e particolareggiata gli esperti di antropologia forense argentini della Eaaf (Equipo Argentino de Antropología Forense), un organismo composto da professionisti argentini, colombiani, messicani, uruguayani, francesi e  statunitensi. I periti lavoravano sui resti ritrovati dai primi di ottobre, quando i famigliari delle vittime li avevano interpellati come organismo indipendente di controllo.

A questo punto, si chiede per esempio «Desinformémonos», “Entonces, ¿quiénes son?” Di chi sono i corpi ritrovati?

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