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Messico. La polizia ha consegnato i desaparecidos di Ayotzinapa ai narcos perché li uccidessero

Lentamente la verità viene a galla. Quindici ragazzi di Ayotzinapa consegnati dalla polizia ai narcos. Uccisi con un colpo alla nuca, bruciati, triturati e gettati in un fiume e nelle discariche.
Massimo Bonato on 07/02/2015 - 09:09 in Diritti


I 43 desaparecidos di Ayotzinapa sono diventati una bandiera. Lo sono diventati per diversi motivi: le lotte contro le riforme scolastiche che han portato in piazza insegnanti e studenti; l’essere appartenuti a una delle scuole rurali – le “Normali”, nate sull’onda della rivoluzione dei primi del Novecento, quella di Francisco Villa ed Emiliano Zapata – indicate dal governo come “covo di sovversivi”; l’aver messo in luce incontestabilmente la connivenza tra polizia, esercito, funzionari dello Stato e narcotrafficanti; l’aver reso un caso finalmente internazionale la piaga dei desaparecidos in Messico.

Per i 43 desaparecidos di Ayotzinapa ci è voluto il Comitato sulle sparizioni forzate delle Nazioni Unite a far ammettere, a Ginevra il 2 febbraio, al sottosegretario per i Trattati multilaterali e Diritti umani Juan Manuel Gómez Robledo, che la tragedia di Iguala ha rappresentato un caso di “sparizione forzata” un “crimine in cui sono implicati agenti dello Stato messicano” (Cfr. qui).

cepillo_4E anche la Procura generale della Repubblica in Messico comincia a vedere le cose sotto un’altra prospettiva. Ufficialmente non si può dire siano scomparsi. Il procuratore generale messicano, Julio Murillo, dispone ormai di un insieme concreto di indizi: 39 confessioni, 487 indagini e quasi 400 dichiarazioni che lo portano a parlare non di sparizione ma apertamente di assassinio.
Sono 99 gli indagati per cui il procuratore chiederà la massima pena. Tra essi, sonostati chiesti 140 anni di carcere per Felipe Rodriguez, El Cepillo, capo dell’organizzazione criminale dei Guerreros Unidos, che ha confessato di aver ucciso e occultato i cadaveri di 15 ragazzi. Su commissione però. Perché a consegnare 15 dei 43 desaparecidos a Rodriguez è stata la polizia di Iguala e di Cocula.

Gli sono stati consegnati ammanettati, o legati, insanguinati per le percosse. Alcuni sono arrivati già morti per asfissia, ma gli altri sono stati assassinati con un colpo alla nuca; bruciati; i resti triturati; insaccati e gettati nel San Juan, fiume che scorre nello Stato del Guerrero. Questa la confessione resa da El Cepillo, corroborata dai ritrovamenti nelle fosse scoperte nella discarica di Colula, e dati in esame agli antropologi forensi argentini della Eaaf (Equipo Argentino de Antropología Forense) e all’università di Insbruck (Cfr. qui).

Specialisti dell’Istituto Messicano dei Diritti Umani e Democrazia (IMDHD), il Comitato Cerezo e la Rete Nazionale degli Organismi Civili dei Diritti Umani hanno indicato che il destino dei 43 desaparecidos di Ayotzinapa dimostra la facilità con cui i delinquenti o i funzionari possono far sparire una persona.

Le “sparizioni forzate” secondo il governo sono oltre 22mila in tutto il Paese; ma si fa riferimento soltanto a quelle denunciate, quando in realtà, a Ginevra, la delegazione governativa ha dato prova di non sapere quanti siano gli espatriati, gli emigrati, gli immigrati stagionali, le persone sparite per i più diversi motivi, compreso l’omicidio.

Il Messico insomma è un’immensa Ayozinapa dove sparire continua a essere affare del governo, di cui il governo sa, o vuol sapere, ben poco.

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