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Messico. Insegnanti e famigliari dei 43 desaparecidos boicottano le elezioni federali e assaltano gli uffici elettorali

Massimo Bonato on 04/06/2015 - 20:06 in Diritti

Insegnanti del Cnte e famigliari dei 43 desaparecidos con i normalistas, gli studenti delle scuole Normali dello Stato del Guerrero infiammano di nuovo le strade. Proteste e scontri; assalti agli uffici governativi con incendi di cartelle elettorali; tentativi di impedire i comizi politici; blocchi e occupazioni. Il boicottaggio di un’elezione federale considerata una farsa, nel clima di sempre maggiore violenza che scuote il Messico, i desaparecidos cui lo Stato volge le spalle, e una riforma scolastica da cancellare.



Sta volgendo al termine la campagna elettorale per le elezioni federali in Messico del 7 giugno che porteranno alle urne 83 milioni di messicani, chiamati a eleggere 1996 cariche e 500 deputati federali suddivisi in nove Stati. E un’ondata di proteste si è levata intensificandosi in questi giorni.

Famigliari dei 43 desaparecidos di Ayotzinapa e insegnanti della Cnte (Coordinadora Nacional de los Trabajadores de la Educación) il sindacato di insegnanti più combattivo sul piano della riforma scolastica non danno tregua.

Dal 1 giugno nelle province del sud-ovest le mobilitazioni hanno portato in strada normalistas e insegnanti, come il settembre scorso, quando ebbe inizio la drammatica vicenda dei 43 desaparecidos, 43 ragazzi fatti sparire proprio durante una manifestazione contro la riforma della scuola, che radunava docenti e studenti.

Oaxaca, Michoan, Guerrero, Chiapas sono tra le province più povere del Messico, dove già la malavita, più precisamente le bande di narcotrafficanti, imperversano. Il 4 maggio per esempio, il candidato del Pri (Partido Revolucionario Institucional) Ulises Fabián Quiroz è stato fermato a un’ora d’auto dalla capitale dello Stato del Guerrero, Chipalchingo, fatto scendere dal mezzo e ucciso a sangue freddo assieme al candidato sindaco di Chilapa che si trovava con lui. La criminalità organizzata si disputa la piazza politica, i funzionari, i sindaci, i governatori.

Sono le province in cui anche le proteste più pacifiche non ci mettono molto a degenerare. In prima linea il movimento degli insegnanti, il quale ha dichiarato che boicotterà la elezioni di domenica prossima se l’esecutivo non ritirerà la riforma dell’istruzione, contestata da mesi. I genitori dei 43 desaparecidos hanno dichiarato l’intenzione di impedire i comizi elettorali, e si affiancano al Cnte, con la reiterata richiesta di sapere la verità sui figli desaparecidos, e la loro “aparición con vida”. Nei giorni scorsi il Cnte ha assaltato cinque uffici elettorali in cinque Stati impossessandosi delle schede elettorali poi bruciate in strada.

Il 3 giugno un convoglio di bus che portavano a una manifestazione dei famigliari dei 43 desaparecidos nella capitale del Guerrero, Chipalchingo, è stato fermato da 300 agenti della polizia nei pressi di Tixla, e subito ne è nato un violento confronto, durato oltre un’ora, che ha prodotto dodici feriti (dieci tra le forze dell’ordine e due tra i manifestanti). Lo Stato del Guerrero si è visto il territorio progressivamente militarizzare a causa delle aspre proteste dei mesi scorsi, che hanno incendiato le strade, commissariati e caserme, alla ricerca della verità sui 43 desaparecidos. Ma la militarizzazione si è rivelata più e più volte una ulteriore conferma della provocazione dello Stato.

mxxico_elecciones.jpg_1718483346Nelle stesse ore a Oaxaca, gli insegnanti si sono impadroniti di 15 distributori di benzina dai quali è stato distribuito carburante gratis e hanno bloccato l’aeroporto internazionale dichiarando che domenica toccherà a quello di Città del Messico, se le loro richieste non saranno soddisfatte.

Fonti: El Mundo, Noticias Sin, El País, La Jornada

M.B.

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