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Messico. I compagni dei 43 desaparecidos aggrediti in autostrada dalla polizia bruciano il comando di Tixtla

Al rientro da una mattina di protesta, i normalisti, compagni dei 43 desaparecidos di Ayotzinapa vengono fermati e fatti scendere violentemente dal pullman. Nel pomeriggio raggiungono la cittadina di Tixtla e assaltano il comando di polizia.
Massimo Bonato on 30/03/2015 - 11:19 in Diritti

Ancora repressione per i normalisti che cercano la verità sui 43 desaparecidos di Ayotzinapa, scomparsi durante le manifestazioni de 27 e 28 settembre scorso a Chilpanchingo, nello stato del Guerrero.

Sabato 28 marzo, la delegazione di una cinquantina di normalisti (gli studenti delle scuole rurali, dette “normali”) di Ayotzinapa aveva partecipato a un “acto”, una protesta nella città di Zumpango de Neri. Al rientro, il pullman era stato fermato una prima volta dalla polizia federale all’uscita dalla città, rivela l’avvocato del movimento Vidulfo Rosales Sierra a «La Jornada»; ma erano bastati pochi minuti di trattative perché potesse riprendere il rientro. Ma dopo pochi chilometri, sull’autostrada (Autopista del Sol), nei pressi di Tixtla, in una regione chiamata Tierras Prietas, il pullman veniva di nuovo fermato. Ora, ad aspettarli però era la polizia di stato in tenuta antisommossa, che, stando a quanto dichiara ancora l’avvocato Sierra, ha obbligato a scendere i ragazzi con violenza, picchiando sui vetri del mezzo sino a infrangere vetri, lunotti anteriori e il parabrezza.

Alcuni ragazzi, appena scesi si sono dati alla fuga. In particolare, uno, rincorso e pestato da cinque agenti sul bordo dell’autostrada, ha fatto scattare la scintilla che ha dato luogo agli incidenti. I normalisti hanno tentato di liberare i compagni: tre che sarebbero stati fermati subito. Ma il confronto si è risolto sin dal principio in violenza: diversi feriti tra i ragazzi, colpiti sin dalla loro discesa dal pullman e due agenti contusi durante gli scontri che ne sono seguiti. Significativo, sottolineano gli organi di stampa del paese, è il violento atteggiamento tenuto dagli agenti in tenuta antisommossa contro fotografi, professionisti o improvvisati che fossero, nel tentativo di tenerli distanti dall’accaduto.

Nel pomeriggio, i normalisti hanno raggiunto però la vicina città di Tixtla, da dove sapevano provenire il contingente di 200 uomini che si erano trovati di fronte sull’autostrada, e hanno assalito il comando di polizia cittadino («Sin Embargo»).

Secondo l’agenzia Quadrátin i ragazzi sarebbero riusciti a disarmare quattro agenti, con l’intento di scambiarli poi con i compagni trattenuti in fermo la mattina. L’assalto al comando si è però risolto nel rilascio degli agenti, e in un incendio che ha parzialmente distrutto l’edificio; dati alle fiamme anche un mezzo e due motociclette della polizia, e un’ambulanza del servizio civile.

L’avvocato Rosales Sierra dichiara al quotidiano «La Jornada» che “ci preoccupa come questa persecuzione e repressione vengano giustificati con argomenti come la protezione del bene della cittadinanza. I movimenti sociali reclamano la verità sui desaparecidos e sono permanentemente in lotta, mentre la criminalità organizzata agisce indisturbata. La totale inottemperanza dello stato di diritto contro la criminalità organizzata, rappresenta la doppia faccia del governo, e l’ipocrisia di questo atteggiamento”.

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M.B.

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