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Messico. Genitori e compagni dei 43 desaparecidos di Ayotzinapa aggrediti dalla polizia mentre preparano un concerto

Si ritrovano a preparare un concerto e vengono aggrediti da cinque poliziotti ubriachi, che diventano poi una decina, poi duecento in tenuta antisommossa lasciando dietro di sé 22 feriti, alcuni gravi.
Massimo Bonato on 15/12/2014 - 18:58 in Resistenze

di Massimo Bonato

Alle 2.00 circa della notte tra sabato 13 dicembre e domenica 14 un gruppo di studenti della Escuela Normal di Ayotzinapa si sono incontrati a Chilpancingo attorno alla statua di Nicolás Bravo, conosciuta come “El Caballito” per iniziare i preparativi del concerto che si sarebbe tenuto il giorno seguente – il concerto “Una luz en la oscuridad”, parte delle attività in solidarietà con le famiglie dei 43 desaparecidos.
I ragazzi iniziano a disporre cavalletti per isolare la zona del concerto, ma alle 4.30 arrivano 5 agenti della Polizia federale, ubriachi, che aggrediscono prima verbalmente i ragazzi al lavoro, poi puntando loro contro le armi, fino a che uno colpisce in pieno volto con una pietra Francisco Chalma.

10635990_808384299203264_524485102151367700_nI cinque però scappano, rientrano all’albergo Real del Sol che ospita le forze di polizia e ne escono con altri colleghi con cui tornano ad aggredire i ragazzi minacciandoli nuovamente con le armi da fuoco, perché non reagiscano. Nell’aggressione restano feriti altri cinque studenti: Miguel Barreto Juárez, Antonio Colón, Rigoberto de Jesús, Francisco Echeverría e Alejandro Espinoza.
A questo punto, saputo dell’accaduto, si precipitano sul luogo genitori dei ragazzi e membri della Ceteg (Coordinadora Estatal de Trabajadores del Educación) e del Msg (Movimiento Social Guerrerense).

Sono ormai le 6 del mattino quando la polizia fa ritorno, ma questa volta in forze, con almeno 200 uomini in tenuta antisommossa al comando del comandante “Espartaco”. Arrivano su camionette e autobus, e subito prendono a sparare gas lacrimogeni per disperdere la folla radunata.
Ernesto Cruz Flores, uno studente della Unam (Universidad Nacional Autónoma de México) viene colpito in pieno volto da un candelotto che gli frattura la mandibola. Vengono feriti e ricoverati in ospedale per le contusioni riportate anche il padre di uno dei 43 desaparecidos, Lambertino Cruz Antonio con trauma cranico, e così pure Mario César González Cabrera; i maestri Manuel Salvador Rosas Zúñiga e Osmín Valdés Hipólito; e i giornalisti Carlos Alberto Ogaz Torres e Alejandrino González Reyes.
I testimoni riferiscono delle cariche effettuate dalla polizia, che pesta le persone anche una volta a terra e che i fermati durante gli scontri – compresi autisti di pulman e genitori dei normalisti – vengono spogliati dei loro oggetti personali: portafogli, scarpe e cellulari.

Sono le 7 quando raggiungono El Caballito anche altri studenti e di nuovo la polizia carica, ma lanciando questa volta anche pietre e oggetti trovati per strada facendosi incontro all’autobus che li trasportava, fino a raggiungerlo malmenando il conducente che rimane ferito alla testa e alla spalla.

Solo dopo questa nuova carica e questa ultima aggressione il comandante Espartaco parla con i leader del Ceteg Reyes Ramos Guerrero e María Antonieta Vélez, trovando con loro un accordo, per cessare il confronto con le forze di polizia che finalmente si ritirano.

pf1Il bilancio però è pesante. L’operazione poliziesca costa 22 feriti, 14 tra studenti, genitori e professori, almeno tre – due studenti e un agente – ancora ricoverati in gravi condizioni all’ospedale. Pesante è l’aria che in Messico si respira, e soprattutto nello Stato del Guerrero dove i 43 desaparecidos hanno innescato una spirale di proteste continue volte a ottenere giustizia per i ragazzi scomparsi nella manifestazione del 26 settembre scorso. A questo lo Stato federale ha risposto militarizzando in modo massiccio la zona, militarizzazione che non ha evidentemente nulla a che vedere con la ricerca dei desaparecidos, ma si applana con la politica governativa che ha da poco, e in sordina, cambiato la Costituzione agli articoli 11 e 73 per poter dichiarare fuori legge le manifestazioni di piazza e trattare giuridicamente più gravemente i blocchi stradali, invocando la libertà alla mobilità veicolare. Ai blocchi per i 43 desaparecidos il governo risponde insomma con l’”intralcio al traffico” e l’aggressione poliziesca.

Fonti: «Proceso», «Desinformémonos», «SinEmbargo», «La Jornada», Tlachinollan – Centro de Derechos Humanos de La Montaña

Qui una testimonianza diretta dell’accaduto

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