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Messico 2015. Il sangue sulle elezioni

Massimo Bonato on 08/06/2015 - 18:02 in News

Violenti disordini in cinque Stati. Urne assaltate e date alle fiamme. Scontri a fuoco. Morti, feriti e tanti arresti. Sequestrati 35 agenti della polizia federale per lo scambio con i professori arrestati: sanguinoso blitz in serata. E le elezioni riconfermano il centro di Enrique Peña Nieto. Nonostante il vero vincitore rimanga l’astensionismo: 56%.



È un bollettino di guerra quello che dalle testate nazionali e locali messicane racconta queste elezioni 2015 appena conclusesi.

È di 16 morti il bilancio degli scontri tra polizie comunitarie del Fusdeg  (Frente por la Seguridad y el Desarrollo del Estado de Guerrero,  parte del Movimiento Popular Guerrerense) e una fazione scissionista, per una disputa territoriale a 40 chilometri da Acapulco, nel municipio di Xolapa, Stato del Guerrero.

Attivisti del Pri e del Pan, partiti di governo, si sono scontrati a San Martín Texmelucan, disordini che han provocato almeno 5 feriti. Lo stesso è accaduto a Hunucma e in diverse altre località.

tixtla-elecciones-2015Difficoltà a installare i seggi si sono verificate negli stati del Chiapas, Guerrero, Oaxaca, Chihuahua, San Luis Potosí, Durango e Hidalgo.

A Tixtla, dove soltanto qualche giorno fa si è consumata l’ennesima repressione contro i normalistas e i familiari dei 43 desaparecidos, sono state assaltate le sedi governative deputate al voto e date alle fiamme le schede elettorali. Lo stesso è avvenuto in località diverse, come a Ocosingo, disordini che hanno portato a 15 arresti. A Oaxaca sono stati gli insegnanti del Cnte, assieme ai guerriglieri del Fronte popolare rivoluzionario a occupare 4 distretti per boicottare le elezioni: circa 100 arresti. Elezioni alla cui difesa sono stati chiamati 40.000 agenti della polizia federale e anche l’esercito.

A Tlapa, sempre nello Stato del Guerrero, la polizia federale ha fatto irruzione nella sede del Coordinamento Ceteg (Coordinadora Estatal de Trabajadores de la Educación Guerrero), altra firma sindacale degli insegnanti, arrestando 9 professori nella mattinata. In risposta, gli attivisti del Movimento popolare del Guerrero hanno affrontato in massa la polizia federale alle 13, e dagli scontri hanno sequestrato 35 poliziotti conducendoli nella colonia Tepeyac, per proporre uno scambio di prigionieri con il governo. La polizia ha quindi reagito con un’azione di forza attorno alle 21, lasciando la colonia senza luce e intervenendo per liberare gli agenti. Un violento blitz risoltosi con la liberazione dei 35 poliziotti, quattro feriti di cui uno grave e la morte di Antonio Vivar Diaz, studente della Università di pedagogia del Guerrero e maestro del Movimento popolare guerrense.

cg5p4ltuaaiz5mh_crop1433685645738.jpg_1733209419Disordini e scontri in gran parte del Paese hanno caratterizzato queste elezioni 2015. Assieme a una diffusa compravendita di voti. Assieme all’astensionismo. Ha votato infatti il 44% degli aventi diritto, riconfermando il Pri (Partito rivoluzionario istituzionale, di centro, malgrado il nome). È il partito di Enrique Peña Nieto, il tanto contestato presidente in carica, sia per come ha gestito la vicenda dei 43 desaparecidos, sia per il triste ammonto di desaparecidos a cui il governo non riesce a trovare soluzione, sia pure per l’escalation di violenza tra bande di narcotrafficanti che insanguina il Paese. Le manifestazioni che hanno percorso in questi mesi le strade dello Stato del Guerrero e spesso quelle di Città del Messico ne hanno chiesto a gran voce le dimissioni, eppure vince. Vince il Pri con circa il 30% dei voti, seguito dal partito conservatore Pan (Partito d’azione nazionale,) con il 22% delle preferenze, con in coda la sinistra parlamentare del Prd (Partito della rivoluzione democratica) con quasi il 12% dei voti e il Pvem (Partito verde ecologista del Messico) che occuperebbe in Parlamento tra i 41 e 48 seggi dei 500 totali.

Erano chiamati alle urne 83 milioni di messicani, per eleggere 1996 cariche federali suddivise in nove Stati e 500 deputati del Parlamento. Nonostante i disordini, il segretario esecutivo dell’Ine (Instituto Nacional Electoral), Edmundo Jacobo Molina, propone un punto di vista ottimista: in fondo, nei cinque stati in cui maggiori sono state le difficoltà a procedere con le elezioni, sono stati 182 i seggi impossibilitati a svolgere le loro funzioni, ovvero lo 0,12% del totale.

In fondo però, è stato solo il 44% dei messicani a raggiungere le restanti.

Fonti: Milenio, La Jornada, El Comercio, Bbc Mundo, CriterioHidalgo, Diario de Yucatán, El Universal, Sopitas, Articulo 19, Excelsior, Informador.

M.B.

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