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Lucy, di Luc Besson. Lo stupore della banalità

A Luc Besson si perdona. Solo preoccupa l’impoverimento dell’eclettismo e la ristrettezza nella superficialità.
Massimo Bonato on 20/10/2014 - 00:19 in Cinema, Cultura

451084A Luc Besson si perdona. Solo preoccupa l’impoverimento dell’eclettismo e la ristrettezza nella superficialità. Lucy coniuga due talenti come Scarlett Johansson e Morgan Freeman senza sfruttarne le possibilità e  sotterrandoli in una quantità spossante di effetti speciali. Questi sì da lasciare a bocca aperta, dopo la infantile scoperta che ciascuno fa del caleidoscopio o lemirabilia descritte nell’Ars Magna Lucis et Umbrae di Athanasius Kircher.

Lucy viene convinta dal ragazzo a consegnare una valigetta di cui non conosce il contenuto. Droga sperimentale. La consegna ai criminali di Taipei, dove vive, e che la usano come corriere per trasportarla in Europa. Un sacchetto di questa droga le viene infilato nel corpo, e viene rispedita a casa assieme ad altri malcapitati come lei. Ma cercano di violentarla, reagisce, e viene picchiata a sangue. Il sacchetto le si rompe nel ventre facendo esplodere in lei lo stupefacente che la condurrà a sfruttare progressivamente la mente sino a dominarla completamente, acquisendo poteri che i mortali non conoscono. Dovrà trovare lo scienziato che Morgan Freeman interpreta, per rendergli ragione del lavoro di una vita, ma soprattutto per sfruttare in brevi istanti tutto il potere tecnologico del suo laboratorio. Sconfiggerà i cattivi, si ricongiungerà alla Lucy primordiale di cui il nome è citazione e si disintegrerà in una teofania misericordiosa che la fa comparire anche nel cellulare del poliziotto che l’aiuta inebetito con il chiarimento: “I’m everywhere”.

lucyTrama semplice per un’incursione costante nella fisica quantistica che va di gran moda negli ambienti intellettuali di mezzo mondo, banalizzandola in una teoria di primi piani colmi di stupore per cose di nullo conto. Lucy è citazione dell’Australopithecus afarensis a cui venne dato questo nome, e che viene posto come primo homo abilis. Parallelo con la prima foemina abilis, il personaggio Lucy, primo essere umano a sfruttare la mente al 100%, più che altro per annichilire altre killer amate dal grande pubblico al quale Nikita e la sposa di Kill Bill sembreranno soltanto macchine sparatutto. Prima ma anche ultima perché raggiunge le sue vette sparandosi tutta la droga, il fantomatico CPH4 che spargerà questa foemina abilisappunto everywhere.

Stupisce il costante stupore che si dipinge sul volto di Morgan Freeman al quale si fan spendere discorsi sul tempo che non stupiscono, ma che sanno di ingombro sonoro per riempire la scena. E dire, che ad approfondire anche di poco la meccanica quantistica, di stranezze sul tempo, ancorché comprensibili se ne potrebbero cavare, senza far rivoltare Einstein nella tomba, per la volgarizzazione superficiale del tema, che riduce il tempo a una chiacchiera da scoperta dell’acqua calda. Scarlett Johansson, dal suo, esercita ancora quello sculettamento che pur divenuta un po’ ciaciotta si fa apprezzare, e ripreso a partire dai tacchi alti sa di Emanuelle, come le allucinazioni riportano a qualcosa come Stati di allucinazione. Citazioni che affondano nei cliché della cultura cinematografica, sparatorie e inseguimenti, morti ammazzati e allucinazioni, cascate di dati alla Matrix che vengono restituiti al pubblico però contemporaneo attraverso la gestualità da tutti riconoscibile e condivisa, che fa della separazione tra pollice e indice lo strumento meno habilis ma più semplice e conosciuto per aprire finestre dai comuni smartphone. Dall’antichità banalizzata al banale gesto quotidiano si perdona a Luc Besson questo giro in Luna park, sperando che il talento non gli manchi la prossima volta per riportarci alla sua produzione migliore.

M.B. 19.10.14

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