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Le isole artificiali cinesi minacciano una catastrofe ambientale nel Mar Cinese meridionale

L’annosa contesa sulle acque territoriali diventa sempre più problema ambientale. Le isole artificiali cinesi mettono a serio rischio la biodiversità marina.
Massimo Bonato on 08/04/2015 - 22:30 in Ambiente, Disastri ambientali

Crescono i motivi di scontro tra la Cina e i vicini paesi per il controllo del Mare Cinese meridionale, e non è soltanto ormai una questione politica, militare, o di salvaguardia della sovranità sulle proprie acque territoriali, se non una questione che potrebbe avere risvolti ambientali gravi. La Cina sta cioè mettendo in pericolo intere specie ittiche, minacciando la biodiversità marina, distruggendo ampie fasce di barriera corallina.

Per gli scienziati ambientali i pericoli sono in aumento, scrive il «Washington Times» del 7 aprile. Le coste della Cina confinano con otto stati e si trovano su una delle rotte marittime più importanti al mondo, costituita però da una galassia di atolli, banchi sommersi, isole, formazioni rocciose e oltre 3000 varietà di pesci conosciute.

nuove-isole-2-aMa l’uso che Pechino fa delle sue coste ha intensificato in questi anni l’attrito con in paesi confinanti quali Vietnam, Taiwan, Filippine, Brunei, Malesia, Giappone. Dragarne i fondali significa distruggere chilometri di barriere coralline; scaricare in mare i residui della sabbia escavata dalle scogliere “sconvolge l’ecologia marina della regione, distruggendo completamente le barriere coralline formatesi in centinaia di milioni di anni” ha detto Le Van Cuong, ex direttore dell’Istituto di Strategia e Scienza e un’autorità riconosciuta sul Mar Cinese meridionale. “Allo stesso tempo, queste azioni distruggono l’habitat di molte specie marine. Proteggere l’ambiente ecologico marino è un problema globale, i cittadini di tutto il mondo sono responsabili per questo” ha aggiunto, commentando alla Associated Press.

Ma qui, scorrazzano pure le petroliere cinesi, si impiantano piattaforme petrolifere in un territorio di già conteso politicamente: Vietnam a ovest, Filippine, Malesia e Brunei a est, Indonesia e la Malesia a sud e Taiwan, a nord si affacciano sul Mar Cinese meridionale.

Un recente motivo di contesa è stata per esempio la piccola catena di isole Spratly, un arcipelago di oltre 700 isole, scogli, atolli e isolotti al centro del mare, occupati tanto dalla Cina quanto dai suoi rivali. Le Spratly sono reclamate da Filippine, Malesia, Taziwan, Brunei e Vietnam. Ma se Brunei ne accampa la sovranità, senza prenderne fisicamente possesso, è la Cina ad avervi impiantato le sue basi militari, e per converso Giappone, Vietnam e Filippine intensificano le loro relazioni diplomatiche. Tanto più che alle già esistenti isole si sommano quelle artificiali che tutti, tranne il Brunei, vanno costruendo dalla fine della Seconda guerra mondiale con lo specifico scopo di crearne fortilizi militari.

La questione ambientale diviene sempre più centrale nella disputa politica. Pechino intensifica i lavori di costruzione di una serie di isole artificiali, cosa che “sta causando diffusa distruzione della biodiversità della regione” ha detto Irene Susan Natividad, rappresentante delle Filippine alle Nazioni Unite, in una sessione del Consiglio di Sicurezza in marzo. Un’iniziativa che preoccupa anche l’ammiraglio della Marina degli Stati Uniti Harry Harris Jr., comandante della Flotta del Pacifico, che in un conferenza in Australia il mese scorso ha accusato Pechino di voler costruire “una Grande Muraglia di sabbia”, proprio in relazione alle isole artificiali: avvenimento “senza precedenti” dice Harris, che ha incrementato solo negli ultimi mesi circa 3 chilometri quadrati di estensione territoriale artificiale. “Come avrà intenzione di procedere la Cina sarà un indicatore chiave se la regione si sta dirigendo verso il confronto o la cooperazione”, ha detto l’ammiraglio.

A queste dichiarazioni si aggiungono quelle di Gregory Poling, ricercatore presso il Centro Studi Strategici e Internazionali, secondo il quale, scrive il «Washington Times», “l’ansia per il pattugliamento e la maggiore sorveglianza rivela la capacità di cui Pechino dispone nel costruire servizi, banchine e probabilmente almeno una pista di atterraggio nelle Isole Spratly, ed è un atteggiamento che complicherà le controversie del Sud Mar della Cina”.

M.B.

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