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In memoria di Anna Politkovskaja, assassinata il 7 ottobre 2006

Massimo Bonato on 07/10/2015 - 11:41 in Memento, MondoD

Giornalista e attivista per i diritti umani, Anna Politkovskaja fu reporter di guerra dalla Cecenia, dove realizzò numerose inchieste e reportage per raccontarne gli orrori e denunciare gli abusi delle truppe russe.

“L’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede … Io vedo tutto. Questo è il mio problema”.



Il 7 ottobre del 2006 moriva Anna Stepanovna Politkovskaja, assassinata a colpi di pistola nell’ascensore mentre rincasava. Ironia della sorte, il 7 ottobre ricorre anche il compleanno di Vladimir Putin, al centro di numerose inchieste condotte dalla Politkovskaja, radunate nel libro che la rese celebre in Occidente, La Russia di Putin (Adelphi 2005).

Giornalista e attivista per i diritti umani, Anna Politkovskaja si interessò a lungo di tematiche sociali in patria realizzando inchieste su orfanotrofi, carceri, condizione degli anziani, rifugiati. Prese a interessarsi dal 1998 del conflitto in Cecenia, per il bisettimanale indipendente «Novaja Gazeta», conducendo inchieste e reportage sugli orrori della guerra e gli abusi delle truppe federali che le valsero il premio Global award di Amnesty International per il giornalismo in difesa dei diritti umani nel 2001, e il premio dell’Osce per il giornalismo e la democrazia nel 2003 e il Penna d’Oro, che in Russia equivale al Premio Pulitzer per il giornalismo.

Arrestata e minacciata più volte per la sua opposizione al governo e le sue denunce di violazioni dei diritti umani, era stata vittima anche di un tentativo di avvelenamento, mentre nel 2004 stava per recarsi in Ossezia del Nord, a Beslan, in cui si era consumato il massacro nella scuola numero 1.

Anna Politkovskaja non era soltanto una giornalista pronta a tutto: nel 1999, sotto i bombardamenti, fu lei a organizzare l’evacuazione dell’ospizio di Groznyj; nel 2002 a Mosca, quando un gruppo di ceceni occupò il teatro Dubrovka fu lei a presentarsi come mediatrice, prima che venisse preferita l’irruzione delle forze speciali al suo tentativo di dialogo.

Sul luogo dell’omicidio, vennero rinvenuti quattro bossoli. Il processo per i sicari si concluse il 9 giugno 2014, portando in carcere quattro ceceni colpevoli dell’esecuzione con dure condanne e due ergastoli, ma i mandanti non vennero identificati.

“Sono una reietta. È questo il risultato principale del mio lavoro di giornalista in Cecenia e della pubblicazione all’estero dei miei libri sulla vita in Russia e sul conflitto ceceno. A Mosca non mi invitano alle conferenze stampa né alle iniziative in cui è prevista la partecipazione di funzionari del Cremlino: gli organizzatori non vogliono essere sospettati di avere delle simpatie per me. Eppure tutti i più alti funzionari accettano d’incontrarmi quando sto scrivendo un articolo o sto conducendo un’indagine. Ma lo fanno di nascosto, in posti dove non possono essere visti, all’aria aperta, in piazza o in luoghi segreti che raggiungiamo seguendo strade diverse, quasi fossimo delle spie. Sono felici di parlare con me. Mi danno informazioni, chiedono il mio parere e mi raccontano cosa succede ai vertici. Ma sempre in segreto. È una situazione a cui non ti abitui, ma impari a conviverci: erano queste le condizioni in cui lavoravo durante la seconda guerra in Cecenia, scoppiata nel 1999” (da Il mio lavoro a ogni costo, Internazionale, 26 ottobre 2006).

Bibliografia di riferimento di Anna Politkovskaja

Cecenia. Il disonore russo, Fandango Libri 2003
La Russia di Putin, Adelphi 2005
Proibito parlare, Mondadori 2007
Diario russo 2003-2005, Adelphi 2007
Un piccolo angolo d’inferno, Rizzoli 2008
Per questo. Alle radici di una morte annunciata. Articoli 1999-2006, Adelphi 2009


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