/ MondoD / Il sesso senza parole delle donne zapoteche. Un nuovo dizionario per poterne parlare

Il sesso senza parole delle donne zapoteche. Un nuovo dizionario per poterne parlare

_omissis_ on 31/07/2015 - 16:34 in MondoD, Salute

Non esistono parole per descrivere il sesso e gli organi riproduttivi in zapoteco, lingua parlata da una folta comunità nel Messico sudorientale. È un problema culturale che mette però a rischio la salute stessa delle donne. Linguisti, medici e donne zapoteche hanno lavorato a un dizionario comune.

“Il problema, come è facilmente immaginabile, non è solo linguistico o di possibilità per le donne di confrontarsi tra loro, ma sta diventando una emergenza sanitaria”



di Nicoletta Lucheroni

Il sesso resta ancora di fatto un tabù in molte parti del mondo. Anche in Italia. Per le donne poi, anche nel nostro Paese, parlarne in famiglia, ma anche col proprio medico, è ancora più difficile: zero educazione sessuale nelle scuole, scarsa formazione (per non dire ignoranza) tra gli stessi medici di famiglia e persino tra gli specialisti, pochi consultori abbandonati a se stessi, una crescita dell’obiezione di coscienza che rende ancora più doloroso il trauma dell’aborto volontario.

Ma se da noi è difficile, come anche in altri Paesi, in certe parti del mondo, soprattutto in molte comunità indigene dell’America Latina, per esempio, è impossibile.

A Oaxaca, nel sud-est del Messico, le donne appartenenti all’etnia zapoteca non hanno nemmeno le parole per poter parlare di sesso: nella loro lingua, i termini riguardanti gli organi genitali femminili non esistono proprio.

bParlare di sesso, per queste donne, per la loro cultura è considerato sconveniente, maleducato, vergognoso e addirittura offensivo. Un esempio di tabù sulla sessualità è la parola “vagina”: nella lingua zapoteca è un termine che indica una parte del corpo ma ha una connotazione offensiva.

Quindi, per esempio, le parole utero, ovaio, tube di falloppio non hanno proprio corrispondenza nella loro lingua. E in questa comunità il 70% degli abitanti parla solo zapoteco.

Il problema, come è facilmente immaginabile, non è solo linguistico o di possibilità per le donne di confrontarsi tra loro, ma sta diventando una emergenza sanitaria: nello stato di Oaxaca, secondo il ministero della Salute, muoiono 170 donne l’anno di cancro al collo dell’utero, malattia che non viene quasi mai diagnosticata in tempo.

Le donne zapoteche, che non sono mai state abituate a parlarne in famiglia, sono imbarazzate ad andare in ospedale a spiegare dove sentono dolore. Quando lo fanno, troppo spesso in ritardo, utilizzano gesti e non riescono a raccontare i sintomi.

Questo porta a diagnosi sovente generiche o sbagliate e a cure inutili.

fotonoticia_20141207175823_644_366_082Ana Luna, agente esecutivo per l’America Latina della Leo Burnett, ha spiegato alla Bbc: “Anche se ci fossero migliaia di medici per aiutare le comunità, il vero problema resterebbe quello dell’incomunicabilità tra loro e le pazienti”.

Per provare a risolvere questi problemi, è nato, dalla collaborazione tra linguisti, medici e donne zapoteche di San Bartolomeo Quialana, un documento chiamato “parole intime” o “Diidx xgáatz” in zapoteco. Il dizionario serve, non solo per definire i termini anatomici, ma anche per spiegarne la funzione con termini facilmente comprensibili: la mamma è chiamata “casa del bambino”, l’ovulo, “seme della donna”, le tube sono “la via del seme della donna”, l’ovaio “dove nasce il seme della donna nata”, “la porta della casa del bambino” è il collo dell’utero.

Tuttavia, la mancanza di parole per definire gli organi riproduttivi è solo una parte del problema. Manca l’educazione a parlare di sesso: non se ne parla in casa se non con termini dispregiativi, le donne se ne vergognano e gli uomini, questo accade un po’ ovunque nel mondo, lo fanno mostrando una totale mancanza di rispetto.

La creazione di parole per gli organi sessuali femminili può aiutare a cambiare il contesto sociale, dice Ana Luna. E questo è stato fatto nel centro medico di San Bartolomé Quialana, dove medici, infermieri e personale, aiutati da disegni e immagini, hanno illustrato alle donne i nuovi termini coniati.

Una migliore condizione sanitaria passa, in questo caso, anche e soprattutto dalla consapevolezza e dalla conoscenza del corpo femminile e delle parole che lo descrivono, oltre che dal rispetto della donna.

 Fonte Bbc Mundo

N.L.


Comments are disabled
Rate this article

Comments are closed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: