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Il punk è moda

Aggressività e irriverenza prese dalla moda a piene mani per fare del punk un anticonformismo di facciata. Anche quest’anno, con la collezione di Jean Paul Gaultier.
Massimo Bonato on 08/12/2014 - 17:15 in Free Style, Oops

di Nicoletta Lucheroni e Massimo Bonato

Punk è moda | L’ho già visto troppe volte | Un ribelle a tempo perso | Sei l’artista alternativo | E ti senti già diverso” cantano gli skinhead Colonna Infame. E a stare a quante volte ormai, la moda ha attinto al punk spogliandolo della sua naturale aggressività ci sarebbe da crederlo veramente.

Punk è modaDel resto l’esplosione punk viene innescata attorno alla boutique di Malcom McLaren e Vivienne Westwood, Sex, da cui il nome dei Sex Pistols, band simbolo della seconda metà degli anni Settanta. E al buon Malcom non interessava montare un movimento di  qualsivolgia ribelle natura, ma una avida coda davanti al suo negozio. Pure è vero il contrario: che affianco ai manichini dotati di un portafoglio da svuotare tra i suoi scaffali, le idee dagli stessi scaffali si sarebbero disperse in un creativo fai-da-te alla portata di tutti. E da qui sì, un fatto culturale e non soltanto apparenza. Un look stravagante, un look d’impatto che bene si confaceva a esprimere il dissacratorio disagio giovanile di quegli anni, senza ricrearsi molto oltre alla naturale nichilista aggressività per cui è ricordato.

Punk è modaSenonché il fai-da-te che non aveva bisogno di strappare le magliette fruste ma semmai di rappezzarle con una spilla da balia, si ritrova da parecchio le stesse magliette, pronte, già strappate e addobbate, con l’oggettistica consueta di cui il punk amava agghindarsi tra borchie, catene e lucchetti, spille da balia e lamette da barba. Sarà che il mercato tutto fagocita e depreda svilendo a sola forma ciò che pure stenta grintosamente a darsi dei contenuti. Avrà ragione Naomi Klein a dire che se anche non ci fosse un anticonformismo che si opponesse rabbioso al sistema, il mercato ne inventerebbe uno per vendergli qualcosa.

JPG_1Così, dopo un 2013 votato alle collezioni ampiamente appianate sul fashion tutto punk, al punk ritorna Jean Paul Gaultier, con la sua collezione per la primavera 2015. E di punk resta sempre meno in questa collezione che si presenta a ponte tra il prêt-à-porter che Jean Paul Gaultier lascia e la sponda esclusiva dell’alta moda, dei profumi e dei rapporti con i soli vip alla quale Jean Paul Gaultier dichiara di volersi solo dedicare. Il vip punk. Un ossimoro. 

La collezione autunno-inverno 2014-2015 è quindi un tuffo nello spazio e nel passato, con una rivisitazione che assorbe, digerisce e rigetta l’intero percorso dal punk al dark, reinterpretandolo in chiave cyber. Tute aerospaziali rivisitate, con punti vita accentuati da maxi cinture, guanti in tulle trasparente e altissimi stivali in gomma; le spalle si gonfiano, il capo si circonda di cappucci. 

C’è il trench, con zip metalliche applicate, ci sono le pellicce, i pantaloni a sigaretta e i maxi maglioni con inserti e zip metal. Grigio intenso, opaco o satin, abbinato a verde  salvia e oliva, un po’ arancio corallo. 

JPG_4Immancabili le bandiere inglesi abbinate ad abiti lunghi e svolazzanti, anfibi e earcuff che rivangano appunto il punk. Una subcultura che per eccellenza ha rifiutato le mode, e viene dalla moda ridicolizzata, con diafani personaggi in passerella, chiodi abbinati ad orrendi capi quadrettati, bambini con creste impressionanti. Una sorta di legge del contrappasso: il punk aveva saccheggiato gli abiti borghesi appiccando a giacche e cravatte ogni sorta di pendaglio, stravolgendone le fattezze e i colori canonici, la moda riparte da lì per tornare al punk imborghesendolo, agli antipodi della sua stessa natura. 

JPG_2Un salto nel passato, influenzato dal peggio dell’oggi. Una moda che inventa poco – forse è già stato detto tutto –, ma che non riesce a dar risalto a quel punk, che il passato lo ha decisamente segnato. Pare, ridicolizzarlo, appunto, trascinandolo in un mondo che non è il suo e svuotandolo lasciandone soltanto i fronzoli del look, dell’apparenza. 

Il resto della collezione è originale, avveniristica con punte cyber che superano gli schemi della convenzione, ma il punk avrebbe meritato di essere trattato in maniera differente. Di non essere trattato proprio.


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