/ Diritti / Il Papa chiede perdono ai nativi americani, ma prosegue la canonizzazione di personaggi controversi

Il Papa chiede perdono ai nativi americani, ma prosegue la canonizzazione di personaggi controversi

Massimo Bonato on 12/09/2015 - 09:01 in Diritti

La canonizzazione di personalità ispaniche apre un divario: occasione di riconciliazione con i nativi o ennesima celebrazione del colonialismo che sparse il genocidio nelle Americhe? Le scuse chieste dal Papa ai nativi per le violenze perpetrate nel nome di Cristo per molti perdono valore.

“La Chiesa ha chiesto scusa, aspettandosi di essere perdonata, soltanto per chiudere la faccenda con qualche parola e tirare avanti”.

“Non possiamo cambiare il passato, ma abbiamo un’occasione d’oro perché la Chiesa di oggi raggiunga i nativi e la riconciliazione con essi”.



Il perdono che papa Francesco chiese in luglio ai popoli nativi dell’America Latina non è bastato ad ammorbidire certe posizioni. Dal suo viaggio in Bolivia infatti sono proseguiti i processi di canonizzazione di personaggi poco graditi ai nativi, personaggi che rappresentano proprio quella colonizzazione, la conquista e la violenza per cui il Papa ha chiesto scusa ora.

In California, per esempio, il francescano del XVIII secolo Junipero Serra è esaltato dal Vaticano come un grande evangelizzatore, ma i nativi ne denunciano l’operato, a detrimento della loro cultura.

abrazo-indigenas-GPapa Francesco si lanciò in Bolivia in un travolgente discorso apologetico, unico nel chiedere scusa per i peccati della Chiesa e i crimini di cui si era macchiata nei confronti dei popoli nativi. Lo chiese con “umiltà”, altra parola che non mancò di rimpallare da un articolo all’altro nelle descrizioni che il mondo giornalistico diede dello storico discorso, tenuto di fronte al primo presidente indigeno di una nazione, Evo Morales.

Ma Ron Andrade, membro della comunità indiana nella riserva de La Jolla e sentito in merito da FoxNews, ha detto chiaro e tondo che le scuse del Papa non sono una reale resa dei conti tra la Chiesa e i nativi americani. La Chiesa ha chiesto scusa, aspettandosi di essere perdonata, soltanto per chiudere la faccenda con qualche parola e tirare avanti.

Dello stesso avviso è Norma Flores, nativa della nazione indiana Kizh della missione Gabrieleno Band: le scuse del Papa non hanno senso. “Papa Francesco è andato in America Latina a scusarsi, ma poi è andato a canonizzare individui responsabili del genocidio dei Nativi” ha detto Norma Flores.

La canonizzazione di Junipero Serra ha scatenato le proteste in California, in cui pure il suo nome campeggia su scuole, cartelli stradali, piazze ed è strettamente interrelata alla storia del Paese. La sua canonizzazione dovrebbe aver luogo il 23 settembre nel Santuario nazionale di Washington.

Ma Serra, per i nativi, è colui che ha introdotto la cristianità, fondato insediamenti e marciato con gli spagnoli in questa terra che ora tutti conoscono con il nome di California, stabilendo la prima colonia a San Diego nel 1769, e poi San Francisco da dove è scaturito il colonialismo attraverso una religione nuova, una nuova lingua, una nuova agricoltura. Un modo per incidere un solco nella continuità della tradizione dei nativi: tagliati fuori dalla tradizione nella cultura delle missioni, e resi schiavi o sterminati dalle malattie nelle proprie comunità.

1-de-julio-Beato-Junípero-Serra.

Chi ha scritto una biografia della controversa figura di Junipero Serra è Steven Hackel, docente di storia all’Università della California di Riverside. “Il sistema da lui creato, avrebbe dovuto dargli un’idea di dove l’avrebbe portato” dice Hackel riferendosi alla grave morbilità che propagò la morte nelle tribù dei nativi. Ora la Chiesa recupera Junipero presentandolo come chi mise in salvo numerosi nativi, mettendoli al riparo dalla soldataglia senza scrupoli, dalla schiavitù, dal reclutamento coatto, spesso dalle fustigazioni. Ma vi è chi guarda a questo considerandolo paternalismo, tanto migliore sul momento quanto più deleterio sul lungo termine.

Tra tutti c’è anche chi nella canonizzazione di Junipero Serra vede un’opportunità di ancora maggiore apertura tra missioni e comunità indigene. “Padre Junipero Serra si è trovato a operare molto bene in una condizione molto cattiva, che identifico nella colonizzazione” sostiene Andrew Galvan, un nativo della nazione degli Oloni che cura le missioni Dolores di San Francisco. “Non possiamo cambiare il passato – dice Galvan – ma abbiamo un’occasione d’oro perché la Chiesa di oggi raggiunga i nativi e la riconciliazione con essi. Sarebbe il miracolo di Serra”.

Un punto di vista diverso è quello invece dell’arcivescovo di Los Angeles José Gomez che vede nella canonizzazione di un ispanico, da parte del primo papa ispanico un messaggio, neanche a dirlo, tutto ispanico: anche questa un’occasione, ma per gli ispanici del continente di riflettere sul proprio posto nelle Americhe, riflettere sulla propria storia quindi, la propria identità, e anche su quella eredità che l’emigrazione ha lasciato in pegno agli ispanoamericani.

2 (40%) 1 vote

Comments are disabled
Rate this article
2 (40%) 1 vote

Comments are closed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: