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Il “bonzai” fa strage in Turchia. Soprattutto nei quartieri popolari

Stupefacente sintetico, prodotto alla buona e a basso costo, il bonzai si ta rivelando molto pericoloso, soprattutto per la coesione sociale nei quartieri in lotta contro i piani di riqualificazione del governo.
Massimo Bonato on 01/02/2015 - 21:18 in Salute



Nel 2009-2010 si cominciò a parlarne come di una droga pesante, ma l’attenzione vera l’attirò a partire dal 2012, quando si presentò sul mercato con varietà a basso costo e prodotte in casa. Il bonzai è una droga sintetica che sta guadagnando terreno nelle fasce più basse della società turca, lasciando dietro di sé vite in frantumi. Ma, malgrado le autorità abbiano dichiarato di voler combattere questo stupefacente con tutti i mezzi possibili, alcuni, tra chi opera nel sociale, sospettano che ci sia in questa vicenda ben più di quanto appaia a prima vista.

Di recente, del bonzai si è preso a parlare in termini di epidemia per le proporzioni allarmanti raggiunte, che hanno portato il ministero della Salute a una vera e propria “dichiarazione di guerra”. Così, dalla fine di novembre, il ministero ha annunciato un piano di emergenza che permette all’antinarcotici di effettuare retate negli Internet cafè, nelle scuole e in case private per impedire vendita e distribuzione di questo stupefacente, utilizzato persino da bambini di 10-11 anni. Tuttavia, la dichiarazione del ministro della Salute Mehmet Müezzinoğlu “Dobbiamo salvare i nostri giovani da questo male, con una guerra totale” non convince.

Il successo conosciuto dal bonzai nelle strade negli ultimi tre anni ha suscitato molti dubbi su come la sua veloce diffusione sia potuta avvenire. Funzionari governativi e criminologi vedono nel suo basso costo e la facile reperibilità le principali ragioni della sua popolarità; ma a chi lavora nel sociale non sfugge che la maggior diffusione di questo stupefacente avviene in quartieri degradati, poveri, dove vive una popolazione prevalentemente curda.

Il primo arresto dovuto al possesso di bonzai risale al 2010; ma il numero di persone arrestate con l’accusa di spaccio è rapidamente salito da 334 nel 2011 a 1013 nel 2012 e 5.500 nel 2013. E d’altro canto, una nota della questura di Istanbul, dichiara che dal 2014 il bonzai rappresenta il 50 per cento del mercato degli stupefacenti a Istanbul.

Fino al 2012, la maggior parte del bonzai è entrato nel paese dall’estero, visto che l’Europa è uno dei principali fornitori del tipo di cannabis sintetico che per primo è stato sviluppato nei laboratori tedeschi poco più di 10 anni fa. A quel tempo veniva consumato soprattutto come alternativa alla marijuana, il cui mercato era crollato per una serie di interventi compiuti dalle autorità turche nelle piantagioni nelle regioni orientali del paese.

bonzai_2.1“La gente credeva che il bonzai fosse uno stupefacente vegetale innocuo, così anche chi prima consumava cannabis finì per consumare questa sostanza”, spiega il dottor Elif Mutlu, psichiatra e specialista nelle tossicodipendenze presso il Centro educativo statale di Terapia e abuso di alcool e sostanze stupefacenti (AMATEM – Alkol ve Madde bağimliliği Tedavi ve Eğitim Merkezi). I problemi veri sono iniziati quando nel 2012 le autorità hanno capito la portata di questa nuova tendenza e hanno cominciato a esercitare controlli doganali severi, rendendo più difficile il contrabbando del bonzai. Quindi, i narcotrafficanti turchi hanno iniziato a produrne una imitazione, lavorando non la originale cannabis, ma altri vegetali cosparsi con un certo numero di sostanze chimiche pericolose, come insetticidi e, secondo alcune fonti, veleno per topi, immettendo il surrogato sul mercato a un decimo del costo del bonzai originale. Spacciato per bonzai ma molto più pericoloso di quello.

“È prodotto con diverse sostanze chimiche e per questo è molto pericoloso”, dice Mina Öztürk, psichiatra al Ron Balikli Hospital, che ospita anche una clinica per il trattamento di dipendenze da sostanze stupefacenti e alcol. “Nessuno può prevedere l’effetto che avrà sul corpo. Può provocare attacchi cardiaci, o anche la morte, in realtà non so quali sostanze chimiche causino questi effetti”. Öztürk sostiene che malgrado siano già stati identificati dieci diversi tipi di bonzai nel suo laboratorio, consumatori che spesso ammettono di aver usato bonzai anche soltanto la sera precedente, risultano negativi ai test che ne dovrebbero confermare l’uso.

Queste sostanze immesse sul mercato come imitazione del bonzai dopo il 2012, non solo si sono presentate più pericolose dell’originale, ma in virtù pure della sua rapida diffusione. Grazie ai bassi costi il mercato di questo stupefacente ha acquisito un segmento molto più ampio della società. Mentre prima i consumatori dovevano sborsare 250-300 sterline turche (90-110 €) per una confezione di tre grammi, il prodotto odierno viene spacciato a 10-20 lire turche (3-7 €). Come si poteva prevedere, da qui sono iniziati i problemi seri.

Il bonzai ha iniziato a diffondersi in molti quartieri poveri della classe operaia di Istanbul. Aree che hanno spesso una popolazione a maggioranza curda e sono tradizionalmente caratterizzati da elevati livelli di disoccupazione, povertà e una generale avversità nei confronti dal governo guidato dal Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP – Adalet ve Kalkınma Partisi), sotto la cui ispirazione neoliberista, interi quartieri sono stati cancellati per far posto a centri commerciali, uffici e appartamenti di lusso. Non è stato difficile per molti abitanti dei quartieri popolari intravvedere una connessione tra i piani di riqualificazione, la forte coesione sociale di queste aree che diede luogo a una resistenza popolare contro questi progetti e l’espansione improvvisa, apparentemente incontrastata, della droga bonzai proprio in queste zone.

Erdoğan Gürbüz, un attivista di 32 anni di Mustafa Kemal – un quartiere nel centro di Istanbul, generalmente conosciuto con il suo nome originale, più sovversivo, Congresso del Popolo, Primo Maggio – sostiene che non è corretto dire che il governo è stato coinvolto direttamente con il bonzai. Ma è però certo che il governo non ne contrasta la vendita e la diffusione, dal momento che si è rivelato un utile strumento per infrangere la coesione sociale nei quartieri interessati dalla riqualificazione, e diminuire così il rischio di resistenza organizzata contro gli sgomberi forzati della popolazione. “Il governo lo usa come scusa per rompere la comunità e per procedere agli espropri”.

Anche se queste affermazioni sono difficili da dimostrare, la maggior parte delle persone che vivono nei quartieri popolari di Istanbul ritengono che corripondano alla verità e agiscono di conseguenza. Negli ultimi anni, in diversi quartieri vi sono state manifestazioni di Ong locali e di gruppi politici per protestare contro l’apparente impunità, con la quale le bande di spacciatori operavano nelle loro zone. “Non ci vogliamo scontrare con le bande”, dice il venticinquenne Muharrem Roman, un altro membro dell’Assemblea del Popolo, “ma non vogliamo concedere loro alcuno spazio nel quartiere”.

Muharrem guarda con sospetto la presenza di bande di spacciatori nel suo quartiere. Secondo lui, il fatto di vantare la reputazione di essere sempre stato un bastione della sinistra, con una  popolazione a predominanza curda e il fatto di trovarsi in una posizione privilegiata vicino a uno dei quartieri degli affari fiorenti della città sono le ragioni principali per la mancanza di un’azione efficace dello Stato contro la diffusione del bonzai. “Il punto è che il governo apre la strada alle bande. Queste cercano di creare un clima di paura nei quartieri”, dice Muharrem. “Il governo non si preoccupa che la gente muoia, siamo gli unici a preoccuparcene. La sua unica paura è che quando molte persone muoiono, la gente cominci ad aprire gli occhi sul ruolo che il governo gioca in questo affare”.

Con il crescente numero di decessi causati da queste sostanze in commercio, il bonzai ha cominciato a occupare i titoli dei quotidiani, e la sempre più insistente domanda sul perché il governo non abbia tenuto in sufficiente considerazione questo fenomeno, ha portato le autorità ad agire. Così sono comparsi inasprimenti di pena, che prevedono ora fino a cinque anni per l’uso e quindici anni per lo spaccio della nuova droga sintetica. Provvedimenti presi in seno a quella “guerra totale” che il governo ha annunciato contro il bonzai, ma ai quali il governo prevede di associare anche percorsi riabilitativi, campagne di sensibilizzazione e programmi educativi. Sono però misure che resterebbero disastrosamente inadatte senza che venissero affrontate le cause, alla radice del problema. “[I consumatori di Bonzai] non hanno speranza per la loro educazione, il loro futuro, la loro famiglia”, ha dichiarato Erdoğan. “L’istruzione è un grosso problema in questi quartieri. Non sono molti i ragazzi che frequentano l’università, mentre sono molti quelli che non terminano le scuole secondarie, e finiscono per sentirsi esclusi dalla società”.

Come psichiatra, Mina Öztürk, ritiene che sia importante capire la prevalenza di abuso di droga nei quartieri popolari di Istanbul, perché “la maggior parte dei pazienti sono curdi”, spiega. “Le loro famiglie vivono nella Turchia orientale, e questi giovani sono immigrati di seconda generazione, nati e cresciuti a Istanbul, ma si sentono sradicati e non accettati dalla società in cui sono cresciuti”. Una mancanza di senso di appartenenza alimentata dallo scollamento tra i giovani e le loro famiglie da un lato, e dall’ambiente sociale dall’altro. Fattori che creano un ambiente in cui questi giovani non hanno “alcuna speranza di trovare un lavoro, benessere. Vivono senza speranza”.

Disagio sociale, senso di sradicamento, problemi familiari a cui si risponde con la fuga: un evergreen intramontabile nelle interpretazioni di regime, che ha dovuto attendere i titoli dei quotidiani per attivarsi e, forse, non passare per connivente.

Fonte: TeleSurTv

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