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Messico. I sospettati dell’uccisione dei 43 desaparecidos di Ayotzinapa torturati dalla polizia. Da aguzzini a vittime

Le accuse potrebbero mettere a rischio ogni possibilità di condannare i carnefici dei 43 desaparecidos di Ayotzinapa.
_omissis_ on 26/04/2016 - 17:41 in Diritti, News

Le accuse potrebbero mettere a rischio ogni possibilità di condannare i carnefici dei 43 desaparecidos di Ayotzinapa.

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Secondo un rapporto pubblicato domenica 23 aprile, ci sono prove evidenti che la polizia messicana ha torturato alcuni dei sospettati chiave, arrestati per la vicenda dei 43 desaparecidos di Ayotzinapa, i 43 studenti scomparsi nel settembre 2014 durante una manifestazione terminata con duri scontri.

Il gruppo di esperti della Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani, che ha redatto il rapporto, dichiara che dall’esame di 17 dei circa 120 arrestati sono emersi segni di percosse, decine di contusioni, tagli e graffi.

Uno dei sospettati ha detto di essere stato quasi asfissiato con un sacchetto di plastica, e dalle analisi cliniche è risultato che un altro è stato schiaffeggiato sulle orecchie così violentemente da aver riportato la rottura dei timpani. Un altro ha denunciato di essere stato sottoposto a scariche di corrente elettrica.

Il governo messicano ha recentemente dichiarato che sono state avviate indagini contro polizia e personale militare, ma le autorità non hanno voluto rispondere alla richiesta di chiarimenti su chi fosse stato arrestato o accusato.

Alla conferenza stampa indetta per presentare il rapporto, non hanno presenziato alti funzionari di polizia, sin da subito in polemica con il rapporto che hanno definito imperfetto e incompleto. Ma il presidente Enrique Peña Nieto ha scritto nel suo account Twitter che l’ufficio del procuratore generale federale “analizzerà l’intero report, per coadiuvare le indagini”.

Il vice procuratore generale per i diritti umani per il Messico, Eber Betanzos, ha detto che le autorità stavano indagando su denunce presentate da 31 persone che hanno detto di essere state torturate.

Il problema ora si presenta duplice perché da un lato è aperta l’inchiesta su militari e funzionari di polizia che arrestarono 43 ragazzi nel settembre 2014, consegnandoli a una gang di narcotrafficanti perché li facessero sparire – e vennero uccisi e bruciati in una discarica −; dall’altro, proprio i sospettati ora necessitano di una inchiesta che faccia luce sugli interrogatori violenti a cui molti di essi sono stati sottoposti, tramite tortura.

E questa seconda inchiesta potrebbe inficiare la prima, l’emergere della verità nella prima, con relative condanne che dal settembre 2014 i parenti dei 43 desaparecidos attendono. Perché ovviamente, ogni testimonianza o confessione resa sotto tortura verrà invalidata. Da assassini, o presunti tali, a vittime, in un domino infinito di ingiustizia e crudeltà.

Tratto da «Time»

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