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I Sioux si mobilitano nel Nord Dakota contro un oleodotto

Circa 200 persone si sono ritrovate a cavallo per protestare contro un oleodotto che percorrerebbe le terre tribali con il pericolo di inquinare il fiume Missouri: «Stiamo mettendo tutti in guardia».
Massimo Bonato on 04/04/2016 - 11:37 in Resistenze

Circa 200 persone si sono ritrovate a cavallo per protestare contro un oleodotto che percorrerebbe le terre tribali con il pericolo di inquinare il fiume Missouri: «Stiamo mettendo tutti in guardia».

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Decine di nativi provenienti da diverse nazioni indiane hanno protestato venerdì 1° aprile contro il progetto di posa di un oleodotto che attraverserebbe il fiume Missouri a pochi metri dalle terre tribali nel Nord Dakota.

I circa 200 nativi presenti alla manifestazione hanno dichiarato di essere preoccupati che il Dakota Access Pipeline, gasdotto della texana Energy Transfer Partners, finisca per inquinare il fiume Missouri. Il gasdotto dovrebbe attraversare terre di importanza storica per la nazione Sioux Lakota Standing Rock, comprese le zone funebri sacre.

«Passeranno a 500 metri dalla tomba di mio figlio, di mio padre, e di mia zia che ho sepolto la settimana scorsa» ha detto al «Guardian» Ladonna Allard, uno dei membri della tribù più toccati dal gasdotto. «Amo la mia terra, e se questo oleodotto la contamina, tutto è finito». «Dobbiamo lottare ogni istante della nostra vita per proteggere l’acqua” ha detto Allard.

Un “campo spirituale” è stato poi allestito sabato nel punto in cui il gasdotto dovrebbe attraversare il fiume, e i nativi vi si sono installati dichiarando che resteranno a presidio del fiume, in lotta a tempo indeterminato.

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I manifestanti provengono dalla riserva Standing Rock, dalle tribù del Nord e Sud Dakota, sono Lakota che arrivano dalla riserva del Cheyenne River e Sioux Rosebud.

Il fiume Missouri è la fonte primaria di acqua potabile e pesca per la riserva afferma Doug Crow Ghost, portavoce dei Sioux della Standing Rock e direttore dell’organismo per il controllo delle acque della tribù.

«Dal momento che abbiamo intrapreso la lotta contro questo gigante, le altre nazioni si sono unite per cavalcare con noi e sostenerci. Per questo è importante questa cavalcata di protesta, perché non siamo soli in questa battaglia. Tutte le nazioni sono con noi, ci sono alleate e compagne. Questo oleodotto è illegale!»

L’oleodotto è attualmente all’esame di un team di ingegneri che valuta il suo futuro impatto sul territorio, e se sarà garantito alle nazioni indiane l’accesso all’acqua. Intanto la nazioni hanno richiesto uno studio di impatto ambientale. Dallas Goldtooth, a capo degli ingegneri crede che i nativi abbiano buone possibilità di fermare l’oleodotto, che «viola il diritto all’acqua delle tribù, garantito da trattati e protocolli di intesa. Questo è un argomento forte a favore delle nazioni e confidiamo che venga stilato uno studio di impatto ambientale approfondito».

Da parte sua, la Energy Transfer Partners non ha rilasciato alcuna dichiarazione sulla protesta in atto e in relazione ai timori dei nativi.

«Anche se noi viviamo in una riserva, la terra che attraverserà l’oleodotto ci è stata concessa da un trattato» ha detto Dakota Kidder, della riserva Standing Rock. «La gente si infiamma quando vede che i trattati non vengono rispettati, e questo è il risultato».

«Senza acqua non c’è vita, e questa è la nostra risorsa principale, − ha aggiunto Kidder. − Non è soltanto un nostro problema. Ciascuno a valle, lungo il fiume, sta per essere colpito, da qui al Golfo del Messico. Non ci stiamo solo muovendo per noi stessi; lo stiamo facendo per tutti».

Immagine: Megan Mitchell/NBC North Dakota News

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