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Gianni Vattimo alla Garavella

Massimo Bonato on 13/08/2013 - 14:44 in Resistenze
“La lezione di stasera sarebbe potuta intitolarsi La politica nella sua dissoluzione nella tecnica”. Così saluta il suo pubblico Gianni Vattimo, seduto affianco a Nicoletta Dosio, davanti ai cancelli arrugginiti della centrale elettrica, che in regione Garavella a Chiomonte separano il mondo civile dal cantiere in cui viene scavato il tunnel geognostico per il Tav.
Il professor Gianni Vattimo, prima docente di filosofia e ora eurodeputato, si sa, ha dedicato i suoi studi soprattutto a Heidegger, ed è da lui che prende le mosse.
“La vera emergenza è la mancanza di emergenza” sosteneva il filosofo tedesco da sempre contrario alla Metafisica. Per la metafisica infatti ogni cosa può essere soltanto descritta, osservata, compresa e descritta, ma nell’inamovibilità di una realtà già conclusa in sé.

Mentre Heidegger cominciò con l’esistenzialismo. “Bisogna recuperare l’esistenzialismo” sostiene Vattimo, rendersi conto attraverso esso che vivamo per lottare. Heidegger sosteneva che l’esistenza fosse “progetto”, che l’uomo rappresentasse di per sé l’idea del cambiamento. E Heidegger non è Kant, che ha occhi per osservare il mondo, per descriverlo e sistematizzarlo; per Heidegger l’uomo è “progetto”, non guarda il mondo per prenderne atto, ma per cambiarlo.
L’idea di osservazione che ci è stata tramandata è un’idea statica di contemplazione, di una realtà ordinata. È quindi più facile intimare di cambiare se stessi che cambiare il mondo; ma il conflitto, generalizzato ormai, si stringe attorano a un capitalismo di sfruttamento che collide con tutto il resto della società che rimane esclusa.
La tecnicizzazione della politica che si è avuta in Italia è il percorso che dai tecnici, di per sé neutrali nelle proprie specifiche competenze, rimette la gestione della cosa pubblica, della politica, in mano ai banchieri. “Persino Gobetti” dice Vattimo “si scandalizzerebbe a vedere calare dall’alto tecnici che impongono una stasi ad un sistema che, anziché progredire, retrocede all’interno sempre del medesimo schema composto da uno sfruttato e da uno sfruttatore”.
Nulla come il conflitto può innescare quel cambiamento che è progetto, sia a livello umano sia alivello sociale. E la lotta NoTav risiede proprio in una logica di conflitto. “Vivo politicamente perché ci siete voi” dice Vattimo, “perché ci sono fenomeni di lotta come il NoTav o il NoMuos”. Poiché l’unica speranza risiede nella moltiplicazione dei conflitti territoriali. In questo senso allora, le lotte sprigionate dai conflitti territoriali non solo promuovono il cambiamento, ma arginano quel pericolo di tornare al fascismo che risiede nel crescendo di difficoltà e conflitti sociali in corso. Sono le azioni locali, diffuse, che ora come ora si offrono come unica azione atta a impedire l’insorgere di un regime in piena regola.
È necessaria la filosofia per non perdersi nei conflitti di parte, perché ogni conflitto è calato in un conflitto globale.

L’appuntamento con il professor Vattimo è rinnovato per questa sera, martedì 13, alle 19 presso La Credenza a Bussoleno, per una cena filosofica (info e prenotazioni: 0122 49386 – 338 6086915).
M.B. 13.08.13
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