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Eni, Shell e Total all’assalto della Basilicata

Eni, Shell e Total all’assalto della Basilicata
Roma decide. La Basilicata dovrà diventare il Texas italiano. Dai 38 pozzi petroliferi odierni agli oltre 400 futuri. Ma la paura non si compra coon le royalties, e gli studenti scendono in strada.
Massimo Bonato on 18/11/2014 - 14:10 in Ambiente, Petrolio

Mentre Matera è eletta a capitale europea della cultura, il destino della sua regione si gioca a Roma, dove i politici si abbeverano ai pozzi di Eni, Shell e Total. Lo Sblocca Italia ha preparato la tavola a cui tutti possono sedere. Perché, Dio piacendo, di soldi ce ne saranno per tutti. Almeno per far tacere chi avrebbe bisogno d’altro, tipo turismo e agricoltura, scelte industriali fatte in casa e non nei Palazzi della capitale.

Ma lo Sblocca Italia schiude le porte alle trivellazioni in una Basilicata già ampiamente sfruttata. Sono a oggi 38 i pozzi produttivi che giovano 85 mila barili di greggio al giorno. Ma sono 479 (271 in provincia di Matera e 208 in provincia di Potenza) le località dove sono stati effettuati sondaggi risultati positivi.

Chi esulta è il governo della Regione, con in testa Marcello Pittella, il governatore, per le “grandi opportunità” che si aprirebbero per la Basilicata.

Chi non esulta sono i lucani. Cinque giorni di mobilitazioni studentesche tra l’8 e il 15 novembre hanno portato in piazza migliaia di giovani al grido di “Trivelle a casa di Pittella”, convinti, come cominciano a esserlo in molte parti del Paese, che l’articolo 38 dello Sblocca Italia sarebbe da portare davanti alla Corte costituzionale, perché di fatto blocca ogni competenza territoriale, ne ammutolisce dissensi e proposte, e avoca alla capitale ogni decisione in fatto di autorizzazioni ambientali. Manifestazioni a Potenza e a Matera, dove si tornerà in strada il 23 novembre.

La questione è dunque politica, perché lo Sblocca Italia solleva Regioni e Comuni dalla facoltà di decidere del proprio futuro; economica, perché le risorse che la regione vorrebbe veder incentivare sono il turismo e l’agricoltura; ambientale, perché i soldi copriranno i comuni di royalties, ma non saneranno la paura che i fumi dei pozzi facciano verosimilmente aumentare il rischio di mesotelioma e carcinoma polmonare; ecologica, perché nessuno ha ben chiaro dove finiscano i reflui tossici provenienti dai pozzi, tanto che la Procura di Potenza ha già avviato un’indagine, sfatando la solita teoria del complotto del No a tutto e contro tutti.

M.B. 18.11.14

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