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Dalla telemedicina alla salute su misura. Con le app, su mobile

Il monitoraggio della salute attraverso smartphone e wearable sposta l’idea di cura verso il benessere. E il fascicolo sanitario elettronico potrebbe presto essere social
_omissis_ on 24/03/2015 - 07:48 in App, Free Style, Salute

di Felicia Pelagalli (*)

Stiamo assistendo a un rapido cambio di paradigma. Dal curare e prevenire malattie siamo sempre più attenti e orientati a promuovere benessere e salute. Sta cambiando la domanda. Da un modello centrato sulla patogenesi (pathein = soffrire; genesi = origine), dunque sull’individuare l’origine della sofferenza, le cause della malattia, stiamo passando a un modello “salutogenetico” centrato sulla capacità di adattamento, sulla possibilità della persona di confrontarsi con ciò che è estraneo e, in questo confronto, potenziarsi.

E’ la promessa futura a cui sembra guardare l’uomo di oggi: promuovere una vita più “corretta”, più sana e più lunga.

Lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie digitali e mobili hanno favorito la sensazione di empowerment della persona che sente di avere il potere di fare e di essere di più, di poter esprimere varie parti di sé, di essere sempre “connesso” ad attività e mondi possibili, attraverso un semplice touch.

Nella cultura della promozione della salute le tecnologie mobili e i dispositivi indossabili consentono di monitorare i principali parametri vitali, le attività compiute, le cose (come ad esempio il cibo) con cui si entra in contatto. Tutte queste forme di vita diventano dati registrati, classificati e analizzati che possono orientare al meglio i nostri comportamenti, le nostre decisioni, i nostri stili di vita. Un corpo che genera dati.

Il mercato della mobile health si è rapidamente evoluto negli ultimi dieci anni. Attualmente sono disponibili più di 100.000 app dedicate alla salute. In questi giorni è stato pubblicato un interessante studio, riportato da pubmed, di due ricercatori dell’Università di Houston che hanno analizzato le applicazioni sulla salute disponibili nei due store più affermati: l’Apple App Store e Google Play Store, al fine di creare un archivio centralizzato. I due ricercatori hanno creato un database unico con informazioni dettagliate su oltre 60.000 applicazioni relative alla salute, offrendo un’utile guida per i progetti di ricerca di applicazioni future nel campo mHealth.

Sulla base delle informazioni presenti nell’archivio, i due ricercatori hanno potuto ad esempio analizzare l’andamento nel tempo delle applicazioni mHealth disponibili nell’AppStore. Hanno tracciato il numero di applicazioni rilasciate ogni trimestre a partire dal terzo trimestre del 2008 (fig. 1).

Figure 1. The trend of the number of released mHealth apps in the Apple App Store (AppStore). 2008Q3: third quarter of year 2008. BR: Brazil; CN: China; JP: Japan; RU: Russia; US: United States.

 

Come si vede nella figura, le applicazioni della categoria Health & Fitness mostrano una crescita quadratica (R2 = 0,9867), mentre le applicazioni della categoria medica dimostrano una crescita lineare (R2 = 0,9823). I modelli dei primi cinque paesi sono simili sia per l’Health & Fitness e che per le sottocategorie mediche.

Cominciano a essere in molti a pensare che ciò che non è riuscito ancora a fare il Fascicolo Sanitario Elettronico (collezionare e rendere disponibili i dati sulla salute dei cittadini) probabilmente sarà presto fatto da piattaforme private che concentreranno tutti i dati, variamente raccolti, dando vita a una sorta di Facebook della salute.

Tutto questo ha veramente poco a che fare con la telemedicina. Già il nome ha un che di superato (tele…). Nella definizione di telemedicina si fa riferimento a una modalità di erogazione della prestazione in cui medico e paziente non si trovano nella stessa località, proponendo un’ottica sostitutiva (e non integrativa) in cui si contrappone la “vicinanza” del medico con la “lontananza” possibile grazie alla tecnologia. Auspicando peraltro un cambiamento culturale del medico che deve abituarsi a non avere il paziente di fronte ma lontano, senza però togliere umanità alla relazione.

In realtà, solo partendo dalle persone si individuano bisogni e servizi utili. Non possiamo partire da un sistema rigido e mal funzionante per vedere come la tecnologia possa farlo evolvere, riducendo la spesa sanitaria. In un recente convegno sul tema ho sentito dire: “è necessario introdurre il digitale in tutti gli aspetti della sanità”. Meglio di no! C’è un vissuto di obbligo e di adempimento in questa visione (“non si può non fare”, “è per ridurre i costi”). C’è l’ottica di un sistema antico che si sente invadere da una tecnologia che vuole cambiare la natura delle cose, l’essenza della cura, intromettendosi nella relazione, sacra, del medico con il paziente. Ma non è di questo che si tratta.

(*) Culturesrl.com via Wired

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