/ News / Cuba-Usa. Una stretta di mano storica. Ma piace davvero?

Cuba-Usa. Una stretta di mano storica. Ma piace davvero?

Massimo Bonato on 12/04/2015 - 17:42 in News

“La guerra fredda è finita da tempo, non sono interessato a combattere battaglie iniziate prima che nascessi” dice Barack Obama incontrando Raúl Castro a Panama, al Vertice delle Americhe (La Cumbre de las Americas).

È un incontro di un’ora e venti minuti che passerà alla storia perché riunisce dopo cinquant’anni attorno a un tavolo Washington e L’Avana all’insegna del bon ton. Un disgelo annunciato da mesi, che segue il motto “Siamo tutti americani”, anche se gli statunitensi (non “americani”, “statunitensi”) sembrano un po’ più americani degli altri con la loro presenza più o meno occulta ma sempre in armi, per esempio in Perù, in Honduras, nelle aggressioni verbali al Venezuela e a Maduro ecc.

Obama tiene a puntualizzare che le visioni su come una società debba essere organizzata “sono molto diverse”; Raúl Castro si è detto “pronto a parlare di tutto” perché ormai, a detta di Washington “Cuba non è più una minaccia”.

Insomma tutto il mondo plaude a questi passi mossi verso la concordia, ma vi è chi si chiede, come fa l’opinionista Vincenzo Basile, pubblicato da «Tercera Información», come verrebbe vista Cuba se non accettasse di sedere a un tavolo a discutere con gli statunitensi. Sarebbe vista come intollerante. Eppure, sostiene Basile, ha poco a che fare con il rispetto della diversità di pensiero sbandierato da Obama, perché in altri contesti verrebbe da chiedersi chi si siederebbe a discutere con chi sulla diversità di vedute: i francesi con i simpatizzanti dell’assalto a Charlie Hebdo? i norvegesi con Andres Behring Breivik? gli spagnoli con gli organizzatori dell’attentato dell’11M? o gli stessi statunitensi con un moderato Bin Laden che avesse cambiato un po’ le sue idee?

Perché in fin dei conti i cubani dovrebbero inorgoglirsi per essersi seduti a discutere con chi ha sempre trattato l’America Latina come il proprio cortile di casa, o peggio purtroppo per i suoi violenti esperimenti geopolitici; per chi da molti è considerato il capofila del terrorismo internazionale che distingue tra “buoni” e “cattivi” iscrivendo nazioni nel libro nero degli “stati-canaglia”, salvo poi rammaricarsi a ogni piè sospinto di aver foraggiato e alimentato gruppi fondamentalisti di diversa natura.

La stretta di mano, fotografata, fa il giro del mondo, ma i dubbi restano, dentro e fuori Cuba.

M.B.

Rate this post

Comments are disabled
Rate this article
Rate this post

Comments are closed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: