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Colombia. I Maggio di morte. Quaranta minatori sepolti vivi in una miniera a El Palmar

Tragedia nella miniera a cielo aperto di El Palmar. Si teme nessun sopravvissuto.
Massimo Bonato on 02/05/2014 - 20:19 in News
di Massimo Bonato

Sono circa le 22 del 30 aprile quando una enorme massa di polvere e fango frana sui minatori che lavorano in pozzo, rendono noto «El Pais» e «El Tiempo» tra gli altri.

Minapalmar
I testimoni stimano che almeno 70 metri quadrati di terra e fango hanno intrappolato 40 persone che speravano in un maggior compenso durante il lavoro notturno. A oggi sono state recuperate tre persone decedute, ma le altre rimangono disperse. El Palmar, dove è avvenuta la tragedia, si trova a circa 20 minuti dalla città di Santander de Quilichao, dipartimento del Cauca, in un’area sudoccidentale della Colombia. Le prime informazioni provengono da un testimone giunto sul luogo: all’1,00 della notte del I maggio, soltanto tre corpi erano stati recuperati. Una miniera in cui lavorano contadini nativi e afrocolombiani. Le stesse fonti sostengono che alle prime luci del mattino, impresari ed équipe dei tecnici si erano messi in fuga.
Colleghi, parenti, amici dei minatori sono in preda alla disperazione, così come pure chi abita nella zona, che ha tra i propri cari qualcuno che lavora nella miniera dichiara la Asociación de Cabildos – Indígenas del Norte del Cauca.
Una disgrazia che potrebbe servire alla direzione per addossare la responsabilità dell’accaduto a chi è rimasto sepolto dalla frana, con un atto di vera criminalizzazione.
Le vittime di questa tragedia, come altre dovute a frane prodottesi in miniere erroneamente definite “artigianali”, sono lavoratori sfruttati in condizioni vergognose che mettono a repentaglio la loro vita per sopravvivere alla mancanza di lavoro.
Sono vittime della voracità dei proprietari degli impianti, spesso alleati con gli squadroni della morte in collisione con funzionari militari e governativi che sono a perfetta conoscenza di queste attività ma quando non ne sono diretti beneficiari preferiscono alla legge l’indifferenza.
MINERIA ILEGAL Palmar
Questa regione del Cauca settentrionale in gran parte popolata da indigeni e afrocolombiani ha dovuto assistere alla violenta espropiazione del territorio a favore dei grandi zuccherifici. La canna da zucchero ha sostituito tutte le colture alimentari e con sé ha portato miseria, inquinamento, fame, sopraffazione e violenza sociale. In questo substrato sociale, il traffico di droga ha torvato terreno fertile e permea tutte le aree della regione con movimenti di enormi quantità di denaro. Ma anziché affrontare e realizzare una riforma agraria per garantire il sostentamento della gente della regione e proteggere l’ambiente, lo Stato ha apertamente difeso gli interessi delle aziende e ora anche delle compagnie minerarie transnazionali attraverso enormi concessioni.
In queste condizioni di insicurezza, la criminalità e la povertà per l’interesse dei pochi e subita dalla popolazione più indigente e sfruttata, ha prodotto anche questo tipo di progetti minerari a cielo aperto: forme di sfruttamento che i minatori subiscono lavorando in condizioni di rischio e di abuso inacettabili.
Il governo colombiano ha introdotto l’estrazione a cielo aperto, favorendo grandi aziende per lo più canadesi, che si presentano offrendo un ambiente di lavoro pulito, sicuro e tecnicamente valido come alternativa alternativa. La realtà è però profondamente diversa e antitetica. Tutte le prove dimostrano che la morte e la distruzione causata da questo tipo di megaprogetti di estrazione è di gran lunga peggiore di quella causata dai progetti più modesti. Sono questi, progetti che richiedono una massiccia distruzione ambientale e inquinamento, imprese che con il crimine e la violenza spogliano i cittadini di terreni oggetto di concessioni. Popolazione che una volta espulsa dalle proprie terre finisce per infoltire i bassifondi urbani, dove le uniche risorse sono la criminalità che recluta chiunque per il traffico di droga e per i gruppi armati.
La quantità di morti causate dal lavoro in una miniera a cielo aperto non fa notizia quanto quella prodotta da incidenti come quella appena avvenuta nel Cauca, anche perché al novero andrebbero continuamente aggiunte le morti prodotte dalla mancanza di acqua o per la sua contaminazione, come per la contaminazione delle terre.
L’attività estrattiva dell’oro, è bene ricordarlo, beneficia soprattutto il grande capitale speculativo transnazionale e i proprietari di grandi capitali che distruggono ecosistemi, montagne, giungle, città e campi, per seppellire lingotti in un caveau o far tintinnare gioielli evitando così il deprezzamento delle loro enormi ricchezze, pur provocando la spogliazione della natura e lo sterminio di intere popolazioni.
Tra i tanti criminaliresponsabili di un genocidio in atto vanno considerati anche questi, le compagnie trasnazionali e multinazionali che seppelliscono la dignità umana in una corsa alla preservazione e all’accrescimento del capitale. Morti, come quelle della miniera di El Palmar, di cui nessuno parlerà e che si dimenticheranno in fretta, scendendo in miniera di nuovo, per sopravvivere.

M.B. 02.05.14

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