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Città del Messico. La polizia spara dentro all’università

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Notte fonda. L’auditorio Che Guevara della facoltà di Lettere e filosofia è ancora occupato. Le barricate alzate ancora bruciano dopo l’ultimo assalto della polizia, avvenuto attorno alle 23.30 di sabato 15 (le 7.00 della domenica per il fuso di Roma).
Massimo Bonato on 16/11/2014 - 09:21 in Diritti, News

Unam

di Massimo Bonato

Di nuovo la polizia spara, di nuovo ferisce e arresta. Mentre scriviamo, gli studenti sono asserragliati nell’auditorio Che Guevara della facoltà di Lettere e filosofia della Unam (Universidad Nacional Autónoma de México). Di fronte le barricata innalzate con suppellettili per difendersi dagli assalti di non meno 500 granaderos della polizia in tenuta antisommossa.
Gli studenti erano riuniti in assemblea, quando una cinquantina si sono distaccati e hanno incendiato l’auto abbandonata dalla polizia la mattina dopo la fuga.

UnamSono le 13.00 di sabato 15 novembre, quando arriva alla Unam una Nissan Sentra grigia con a bordo due uomini e due donne. Scende un investigatore della  Procuraduría General de Justicia del Distrito Federal (PGJDF), Luis Javier Aguiñaga Saavedra, il quale dichiara di essersi presentato all’università per il furto di un cellulare denunciato da una ragazza il 12 novembre. Gli occupanti della vettura sono però armati di videocamere e macchine fotografiche che puntano sul via vai dell’università.
Alcuni studenti allora, si affrettano all’auto chiedendo spiegazioni. Ne nasce presto un alterco. L’investigatore estrae un’arma dalla quale esplode dieci colpi. “In aria” dichiara nel rapporto che diventa per la PGJDF il comunicato ufficiale. Ma il risultato di questi colpi esplosi “in aria” sono un ragazzo ferito a una gamba e un cane morto per strada. Colpi esplosi per evitare “l’aggressione” degli studenti, che ha comunque fatto finire l’agente all’ospedale con trauma cranico.
I quattro abbandonano la Nissan davanti all’università e fuggono in taxi.

unam7La sera del sabato, attorno alle 20.30, gli studenti si radunano all’auditorio Che Guevara. La tensione in Messico è alta per i desaparecidos di Ayotzinapa dello scorso settembre. Una cinquantina di essi si distacca e incendia la Nissan abbandonata dalla polizia in borghese ore prima. Subito la zona si riempie di truppe in assetto antisommossa. Sono almeno 500. A questo punto l’auditorio della facoltà di Lettere e filosofia Che guevara è occupato. Quando la polizia cerca di penetrare ne nascono scontri violenti: volano lacrimogeni, pietre e bottiglie. Poi gli studenti portano fuori suppellettili e danno fuoco a stracci respingendo la polizia una prima volta. Alle 23.00 una seconda violenta carica viene nuovamente respinta.

Ma a questo si aggiungono tre arresti e una nuova sparizione. Proprio mentre all’università andavano affrontandosi studenti e polizia, tre studenti venivano prelevati da casa e incarcerati. Bryan Reyes Rodríguez, studente della Escuela Nacional de Música della Unam, è stato prelevato dalla sua abitazione da uomini in borghese non identificati, a bordo di un’auto bianca. La sorella di Bryan, Wendy, alle 23.00, via Twitter, ha fatto sapere che anche Luna e Ulysses Ki´imak Öol, dopo essere usciti per cenare non sono rientrati: sono ora detenuti al distretto federale Venustiano Carranza. Si son perse però le tracce di Julián Luna, fermato per gli scontri del 5 e dell’8 novembre, e di cui ora non si hanno notizie certe di detenzione.

Per oggi, domenica 16 novembre, è annunciata una marcia per il rilascio dei ragazzi detenuti, a difesa dell’autonomia dell’università e contro lo stato di repressione e violenza permanente in cui sta vivendo ormai il Messico.

Fonti: Desinformémonos; Proceso; La Jornada; Prensa Scb; Frente oriente; Comunidad Unam

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