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Chi legge è più felice di chi non legge. Uno studio sui lettori

Massimo Bonato on 27/10/2015 - 10:38 in Cultura, Libri

Uno studio per rispondere alla domanda “Ma leggere rende più felici?” E i risultati sono netti: sì “Lo studio dimostra come i lettori siano mediamente più felici dei non lettori, più capaci di apprezzare il tempo libero, meglio attrezzati cognitivamente per affrontare le emozioni negative”.



Chi legge è più felice di chi non legge. Sembrerebbe uno slogan partorito dall’ufficio commerciale di una qualche casa editrice. È invece il risultato di una ricerca scientifica commissionata dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol (GeMS) al Cesmer/Università Roma III. “Lo studio dimostra come i lettori siano mediamente più felici dei non lettori, più capaci di apprezzare il tempo libero, meglio attrezzati cognitivamente per affrontare le emozioni negative”.

Commissionata nel decennale del Gruppo Mauri Spagnol, la ricerca si è svolta su un ampio campione di italiani, ed è la prima nel suo genere. Studi di settore se ne sono sempre fatti, ma si è sempre trattato di ricerche di mercato volte a fare il punto su gusti, tendenze, target, vendite, aumento o diminuzione del numero di lettori; ma a quanto un libro renda migliore la vita di chi lo legga nessuno aveva ancora pensato. Non in termini di una ricerca scientifica.

I risultati, assicurano gli Ad Stefano Mauri e Luigi Spagnol sono soddisfacenti e non solo parlano di un significativo apporto della lettura al benessere, alla felicità dell’individuo, ma dipingono anche un quadro ben diverso da quello del lettore stereotipato.

Si è trattato quindi di dare un valore all’apporto della lettura in ambito cognitivo ed emotivo. L’indice di felicità dei lettori risulta superiore a quello dei non lettori, sia che si usi la scala di Veenhoven – da 1 a 10 – in cui l’indice di felicità del lettore si colloca a 7,44 contro il 7,21 del non lettore; sia che si usi la scala di Cantril per la dimensione cognitiva − da 0 a 10 – in cui l’indice di felicità del lettore è pari a 7,12 contro il 6,92 del non lettore.

Il benessere dei lettori si manifesta anche in una maggiore predisposizione a vivere emozioni positive – stando alla scala di Diener e Biswas-Diener, che misura la frequenza di sei emozioni positive (positività, benessere, piacere, felicità, gioia e serenità) i lettori presentano un indice (da 6 a 30) superiore ai non lettori: rispettivamente 21,69 contro 20,93.

Di converso dimostrano minore propensione a provare emozioni negative, e soprattutto si mostrano dotati di maggiori strumenti cognitivi per far fronte alle difficoltà.

I lettori sono più soddisfatti dell’impiego del proprio tempo libero: la lettura non è infatti un ripiego, un passatempo, ma un’attività a pieno titolo da sfruttare quanto l’esercizio fisico o il viaggio, tanto che in una scala di priorità la lettura viene prima dell’ascolto della musica, l’informazione attraverso giornali o siti web, lo sport, andare al cinema ecc.

Insomma, leggere produce felicità: “In media, i lettori affrontano la vita in maniera più positiva rispetto ai non lettori e sanno godere del tempo libero in modo più ricco e articolato” scrive in un comunicato l’Università Roma III.


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