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Chi è Svetlana Aleksievich, premio Nobel per la letteratura 2015

_omissis_ on 18/10/2015 - 10:00 in Cultura, MondoD

Svetlana Aleksievich, giornalista e scrittrice che ha narrato gli orrori dell’URSS con il vigore di una tecnica polifonica in grado di unire letteratura e cronaca, ha vinto il premio Nobel per la letteratura 2015. La sua vittoria era stata ampiamente pronosticata dagli osservatori, probabilmente anche per via dei grandi meriti di denuncia e cronaca della scrittrice, che hanno attratto l’attenzione dell’Accademia di Svezia.



Quest’anno le previsioni degli osservatori si sono dimostrate esatte, poiché il più prestigioso dei premi letterari del mondo, il Premio Nobel per la Letteratura è andato a Svetlana Aleksievic, giornalista dal fortissimo impegno ideale ed una delle voci letterarie più importanti del presente.

Il suo nome già da vari anni nel novero degli autori che potevano aspirare a questa palma, e dopo una serie di annate in cui non sono mancate le sorprese-ultima la vittoria di Patrick Modiano, dell’anno scorso- è probabile che questa vittoria sia salutata con favore pressoché all’unanimità, soprattutto considerando l’importante servizio che La Aleksievich ha fornito all’umanità, illuminando alcuni dei lati più oscuri della storia dei paesi slavi nel Novecento.

Le sue biografie riferiscono che, dal 2000 in poi, l’autrice ha dovuto abbandonare la Bielorussia, dove risiedeva, a causa delle ripetute accuse di collaborazionismo lanciate dal regime autoritario di Aleksandr Lukashenko, che la riteneva in contatto con la Cia. Da quell’anno l’autrice risiederebbe a Parigi.

Ciò che importa, tuttavia, e ciò che ha valso a questa coraggiosa giornalista il prestigioso riconoscimento, è l’attività di denuncia storica, affiancata da una particolare forma di realismo documentale, che l’ha resa celebre. In Italia, sono famosi suoi lavori come Preghiera per Chernobiyl e ragazzi di Zinco, che raccontano eventi due eventi catastrofici di natura differente e che però hanno in comune però la dura polemica nei confronti del regime sovietico, nonché l’uso della medesima, peculiare, tecnica letteraria. Svetlana Aleksievich infatti fa parlare, attraverso un’opera di sapiente montaggio di fonti e documenti, le stesse voci dei tragici protagonisti, permette al suo lettore di ascoltare la disperazione di vittime sacrificali sull’altare della storia politica, di cui ha raccolto tracce, dichiarazioni e testimonianze.

Nei suoi ragazzi di zinco La Aleksievich ha ricostruito l’atrocità del conflitto Afgano-sovietico che ebbe luogo nel cuore del Novecento, fra il 1979 e il 1989, attraverso le voci postume dei suoi giovanissimi caduti e del dolore dei loro familiari: il titolo è tratto dal fatto che questi caduti venivano seppelliti-quasi di nascosto, in fretta- in delle bare di zinco, per poi essere, essenzialmente dimenticati dal racconto della storia politica moderna. La stessa tecnica è applicata nel libro dedicato alla strage di Chernobyl, in cui, come è stato rilevato dai suoi recensori, la voce letteraria della Aleksievich si è fatta più matura, più analitica e ragionativa, frutto di una spirito critico e d’indagine così come quello di denuncia.

La Aleksievich è mossa dunque dal profondo desiderio ideale di far ascoltare, attraverso la sovrapposizione di letteratura a documento, quella parte di storia che, necessariamente, rimane invece per lo più inascotata, e dal desiderio di avvicinare letteratura, storiografia e giornalismo alla concretezza dell’esperienza: da questo bisogno di vicinanza al vissuto e alla realtà degli accadimenti, nasce la forza della sua tecnica letteraria e documentale, che è anche la ragione per la quale, quest’anno, l’Accademia di Svezia le ha conferito il premio:

« Per la sua polifonica scrittura nel raccontare un monumento alla sofferenza e al coraggio dei nostri tempi».

Polifonia che è il correlativo sensoriale, estetico e letterario, di questo bisogno di vicinanza fra la parola scritta e la vita reale.

Fin dalla pubblicazione del suo primo libro, La guerra non ha volto di donna, strutturato come una serie di monologhi femminili, anche essi testimonianza di un conflitto, il secondo conflitto mondiale, passando per Incantati dalla morte che narra, attraverso interviste ai loro cari, di coloro che hanno dato la vita per il regime sovietico- Svetlana Aleksievich non ha mai smesso di denunciare gli abomini della storia, e non ha mai risparmiato il proprio coinvolgimento personale, emotivo e artistico nei confronti delle vicende che ha raccontato.

Anche per questa ragione, probabilmente, per il fatto cioè che il suo lavoro è una testimonianza di grande umanità e lucida solidarietà che va ben oltre la soglia della cronaca, che la Alksievich ha meritato l’ambito riconoscimento, che dev’essere assegnato, come recita il testamento di Nobel,” all’opera letteraria più considerevole di ispirazione idealista”.

Forse è proprio per questa ispirazione ideale che intride l’opera di Svetlana Aleksievich che l’Accademia di Svezia, presieduta dalla sua neo- presidente Sara Denius, è rimasta fedele alla volontà del fondatore del Premio Alfred Nobel, che forse con questa dichiarazione esprimeva fiducia nella possibilità che la letteratura potesse essere d’ispirazione per il mondo.

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