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Che cosa ci fa una bandiera No Tav in una valle romena?

Roşia Montană, Romania. L'avventura mineraria della Gold Corporation. Da una valle alla piazza delle città, al Parlamento. Come vince una lotta popolare contro il trasferimento coatto, l’inquinamento e la devastazione del proprio territorio.
_omissis_ on 27/12/2013 - 23:59 in Resistenze
di Silvia A. Genta
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Roşia Montană, una città mineraria
Lo scorso fine ottobre, durante un breve viaggio in Romania, ho deciso di lasciare Timişoara per raggiungere una piccola località di nome Roşia Montană. Da qualche mese stavo seguendo la vicende che interessavano questa zona e volevo approfondire la questione.
Roşia Montană è una città mineraria situata sui Carpazi nella valle del fiume Roşia (letteralmente Fiume Rosso per la concentrazione di ferro)È un piccolo comune nella regione storica della Transilvania, di circa 3000 abitanti, composto da 16 villaggi.
Le ricche risorse minerarie della zona sono state sfruttate fin dall’epoca romana. Albornus Maior, nome latino della città, è anche il nome dell’associazione fondata in loco a sostegno del patrimonio ambientale, storico e culturale della zona.
Dal 2002 Salvați Roşia Montană è la campagna che l’associazione porta avanti per sensibilizzare ed informare, osteggiando in particolare il mega progetto che prevede la costruzione di una delle più grandi miniere d’oro a cielo aperto d’Europa.
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Trasferimenti coatti, cianuro e dinamite
Il progetto, che ha l’obiettivo di costruire nuovi punti di estrazione dell’oro, è in mano alla Roşia Montană Gold Corporation (RMGC) di cui è proprietaria per l’80% la multinazionale canadese Gabriel Resources, per il 19,3% il governo romeno e per il restante 0,7% piccoli investitori locali.
Per fare spazio all’immenso cantiere sarà necessario dislocare alcuni nuclei abitativi. La Gold Corporation realizza così lo spostamento degli abitanti acquistandone le abitazioni e costruendo nuovi appartamenti altrove.
Nell’area inoltre sono presenti reperti archeologici di grande valore che testimoniano la presenza dei romani e della loro attività mineraria: un’intera rete di gallerie, cunicoli e resti, candidata a diventare patrimonio dell’Unesco, che andrebbe in gran parte distrutta.
Uno degli aspetti più allarmanti del progetto è l’utilizzo di cianuro nel processo di estrazione e lavorazione dell’oro e il conseguente totale sconvolgimento dell’assetto paesaggistico. Sono infatti previsti scavi immensi che trasformeranno cinque monti in crateri giganteschi attraverso l’uso intensivo di dinamite. Inoltre, mediante la costruzione di una diga di 180 metri di altezza, verrà realizzato un enorme lago artificiale che conterrà fino a 250 milioni di tonnellate di acqua contaminata dal cianuro.
Nonostante le rassicurazioni della Gold Corporation (RMGC) sulle sofisticate tecnologie di contenimento dei materiali tossici, la popolazione romena ha ancora ben in mente le immagini disastrose del caso di Baia Mare, nel nord del Paese.
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Silvia Genta_1_Rosia Montana_2Il monito di Baia Mare
Qui il 30 gennaio 2000 una perdita del bacino per sterili della miniera Aurul,  causò il riversamento di ingenti quantità di acqua e fanghi ricchi di cianuro nel sistema fluviale circostante contaminando i fiumi Someș, Tibisco e Danubio fino a sfociare nel Mar Nero.
Di questa vicenda noi cosa ricordiamo? Io ricordavo davvero poco fino a quando, prima di partire per Roşia Montană alla ricerca di informazioni, mi sono imbattuta nelle immagini che documentano quella catastrofe.
Silvia Genta_1_Rosia Montana_3Carcasse di pesci, uccelli e altri animali che costeggiavano le sponde del Danubio e che i nostri telegiornali raccontavano con orrore.
Chi non ha dimenticato sa bene che cosa può provocare un incidente simile all’intero ecosistema e ovviamente non vuole che ciò accada di nuovo.
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La Gold Corporation. Un posto di lavoro al cianuro
La RMGC, che ho incontrato a Roşia Montană  nella veste di una elegante promotrice nel Centro Informazioni della Gold Corporation, minimizza o nega le conseguenze negative e mi espone il lungo progetto attraverso affascinanti plastici e sofisticati puntatori laser.
Silvia Genta_1_Rosia Montana_3bConfesso che dopo circa mezz’ora sono un po’ confusa. Insomma, inizio a chiedermi che ci sarebbe di male? Posti di lavoro, progetti di bonifica, ristrutturazione delle antiche abitazioni di alcuni villaggi… e il cianuro?!
Beh, ora non esageriamo. “Il cianuro è un elemento naturale e viene usato ogni giorno per costruire i prodotti più comuni. Il suo utilizzo è normale, il 95% delle operazioni di estrazione dell’oro avviene mediante il cianuro che serve anche per fare gioielli e collane, è presente nell’elettronica, nei cosmetici, nel nylon, nelle medicine e in molti altri prodotti della nostra vita quotidiana. Può essere velenoso ad alta concentrazione e, se utilizzato in modo improprio come molte sostanze di uso quotidiano, tra cui la candeggina” [cfr. il sito rosiamontananews].
Watermarked Image_15Esco inebetita con in mano brillanti brochures patinate che pubblicizzano il progetto. Mi guardo un po’ intorno e mi rendo conto che qui la multinazionale canadese non ha perso tempo e ovunque nel paese espone i vantaggi del progetto, offre posti di lavoro e osanna l’antica tradizione mineraria.
Quasi tutte le case di questo piccolo villaggio desolato fanno parte di un programma di ristrutturazione.
Watermarked Image_12A Corna, villaggio per cui è previsto l’intero smantellamento, molte abitazioni sono state già acquistate dalla Gold Corporation e i proprietari sono stati spostati in nuovi appartamenti in altre zone del distretto. La stessa sorte sembra debba avvenire per cimiteri e chiese.
Guardando questi luoghi mi tornano alla mente le immagini di New Eldorado di  Tibor Kocsis, un documentario del 2004 che descrive le vicende controverse di questo progetto con intelligenza, serietà e passione. In esso risaltano bene le difficoltà e il piacere del vivere in questa terra, perplessità e certezze dei suoi abitanti.
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“New Eldorado” di Tibor Kocsis. Il documentario

C’è chi racconta perché ha deciso di lasciare questo posto “dimenticato da Dio” e vendere la sua casa alla multinazionale e chi invece lotterà fino alla morte perché non venga buttato giù nemmeno un mattone.
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Una bandiera No Tav a Roşia Montană 
Passeggio per Roşia Montană  e vorrei che in un attimo si popolasse di vita. Vorrei bussare a ogni porta per chiedere la storia di ciascuna famiglia e farmi raccontare che cosa sarà di questo posto.
Watermarked Image_01Sulla strada principale incontro due uomini intenti a lavare una moto da cross. Sono restii al prestarmi attenzione. Sono sospettosi, ma con un po’ d’insistenza ottengo le indicazioni per raggiungere l’abitazione del presidente dell’associazione Albornus Maior, Eugen David. Mi inerpico per strade tortuose e mi fermo dove l’auto sembra non poter proseguire. Scendo un po’ rassegnata alla ricerca di indizi utili e quasi incredula intravedo da lontano una bandiera familiare che dalla cima di un palo sovrasta l’intera vallata. È la bandiera No Tav che sventola in compagnia di quella  Salvați Roşia Montană.
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Salvați Roşia Montană ed Eugen David
Una voce maschile mi urla che sono arrivata. Mi si presenta dinnanzi un uomo  dall’aria trasandata con gli stivali di gomma ai piedi, berretto in testa e sigaretta in bocca. Un classico montanaro valsusino? No, il presidente Eugen David in persona.
Il sole è ancora caldo, ci sediamo di fronte alla sua cascina sotto una tettoia con panche e tavole dove bandiere, cartelli e scritte lasciano intendere una intensa attività sociale e politica. Gli racconto del mio incontro con la signorina della Gold Corporation e lui mi spiega che, se sono arrivata fino a lui per farmi convincere, non ho capito nulla.
La multinazionale canadese ha tutti gli interessi e le possibilità economiche per far apparire questo progetto una meraviglia. Lui dice, a confronto, non ha nessuna credibilità ed effettivamente da come si presenta capisco che non ha torto. Mi parla a lungo dell’importanza del vivere in equilibrio e nel rispetto della natura. Delle molte possibilità di lavoro che qui si potrebbero ricreare con l’allevamento, l’agricoltura e la lavorazione sensata e ragionata del legno. Mi spiega che sono molte le persone del luogo a non volere questo progetto e molte di più se si tiene conto dell’intera Romania e dei romeni all’estero: è con la cittadinanza e con la legge che si vincerà questa battaglia.
Intervista a Eugen David, presidente di Salvați Roşia Montană. Video

Intervista a Eugen David, presidente dell’associazione Albornus Maior. Video

Mentre intervisto Eugen David vanno e vengono giovani romeni che sono venuti fino qui per conoscerlo e per parlare con lui di come continuare l’opposizione.
È ora di ritornare a Timişoara, ma prima di andarmene non posso fare a meno di chiedergli dove ha preso la bandiera No Tav e cosa sa di questa storia. Mi spiega che un gruppo di italiani sono arrivati fino qui per sostenerli e l’hanno portata in segno di fratellanza. Militanze transnazionali? Eugen sa che in una valle del Nord Italia vogliono farci passare un treno ad alta velocità e che sono in molti a non volerlo.
Una ruvida stretta di mano e un ultimo sguardo alle due bandiere.
Lascio questo magnifico paesaggio con il timore che questa battaglia sia troppo grande per essere vinta, ma anche con la consapevolezza della grande forza di questo movimento.
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Dalle strade di Roşia Montană alle piazze romene al Parlamento
Da settembre in tutte le principali città romene migliaia di persone sono scese in piazza ogni domenica per dimostrare pacificamente contro il progetto minerario.
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Sito rosiamontana

Per avere un’idea dell’ampiezza della mobilitazione è sufficiente scorrere la lunga lista degli eventi e delle città romene e straniere coinvolte sul sito della campagna Salvați Roşia Montană  [cfr. sito rosiamontana.org].
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Bubblegun feat. Protestatarii Aur si Arginti. Video

Lo slogan “Uniti salviamo Roşia Montană” a lungo scandito è diventato anche un brano musicale di una giovane band.
Immagini che ricordano altre piazze popolate di giovani manifestanti, e richiamano Istanbul, New York delineando anche agli occhi dei più esperti di questo Paese una immagine nuova della Romania.
C’è chi l’ha definita la prima vera rivoluzione popolare dopo l’89.
Proteste in Romania. Video

Proteste in Romania per Roşia Montană. Video

Dopo le proteste di piazza, finalmente, il 10 dicembre scorso la Camera dei deputati del Parlamento ha bocciato gli emendamenti governativi alla nuova legge mineraria che dava il via libera al progetto della Gold Corporation.
Al mio rientro in Italia ho continuato a seguire la vicenda con interesse e timore, scoprendo che esiste una vergognosa Roşia Montană italiana: a Furtei, in Sardegna, una miniera d’oro gestita da una società canadese e dalla regione sarda, fallita nel 2010 dopo pochi anni di attività lasciando sul terreno un grande lago al cianuro di cui nessuno ha ancora iniziato la bonifica.
La Romania resta però per troppi il “paese arretrato e bloccato, il paese dei carretti trainati dai cavalli e di cetrioli in salamoia… il paese delle nostre badanti”.

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