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Canada. Il programma di adozioni che è servito a sradicare quasi 20 mila nativi dalla cultura indigena

Ci sono stime che il governo canadese abbia sottratto quasi 20 mila neonati alle madri legittime tra gli anni Sessanta e Ottanta. Molte vittime hanno fatto ritorno e ora vogliono giustizia.
Massimo Bonato on 13/05/2015 - 12:00 in Diritti

di Nicolas Sanchez*

Migliaia di nativi canadesi che vennero inclusi nei programmi statali di adozione denunciano ora il governo di aver commesso gravi illegalità. L’ipotesi è che sia servito per sradicare la cultura ancestrale dei nativi.

Ci sono stime che il governo canadese abbia sottratto quasi 20 mila neonati alle madri legittime tra gli anni Sessanta e Ottanta. Molte vittime hanno fatto ritorno e ora vogliono giustizia.

Wayne Snowgrove era uno di quei bambini. Ha passaporto statunitense ma il suo spirito ha altre origini. Wayne nacque in una riserva in Canada, ma a poche ore dalla nascita le autorità lo separarono dalla madre, ancora incosciente, per includerlo in un programma di adozione, speculativo, volto a soddisfare domande provenienti dagli Stati Uniti.

“Il governo del Canada mi portò via dal letto di mia madre, mi strappò alla mia terra e mi condusse a centinaia di chilometri di distanza in un orfanotrofio pubblico. Tutto ciò senza che mia madre sapesse o acconsentisse. Quando si risvegliò dal coma, dopo 31 giorni, io non ero più lì” racconta Wayne.

Venne adottato da una famiglia bianca, allontanato dalla sua gente e dalla sua cultura, visse un’infanzia difficile, segnata da problemi di adattamento.

“È stato molto duro per me, perché sono cresciuto negli anni Settanta in un ambiente bianco dove non esistevano adozioni di altre etnie. Mi vedevo diverso. Provai ad assimilare tutto, però per un bambino era molto difficile… molte differenze, soprattutto per il colore della mia pelle”.

Tuttavia il caso di Wayne Snowgrove non è un’eccezione. Per tre decenni il governo canadese ha condotto una politica di adozioni, basata sulla ricollocazione di bambini nativi in comunità bianche.

“Le adozioni vennero condotte in segreto, a porte chiuse. I bambini furono portati molto lontani dai loro luoghi di origine, spartiti negli Stati Uniti, ma anche in Nuova Zelanda o in Inghilterra. La domanda quindi è: “Com’è possibile che una quantità tanto elevata di bambini siano stati sottratti alla loro terra senza che nessuno ne chiedesse notizia?” si chiede l’attivista Collen Cardinal.

È la stessa domanda infatti che a migliaia stanno cominciando a porre al governo canadese, organizzandosi.

Si stima che tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta quasi 20 mila nativi furono dati in adozione, come parte di questo programma. Tant’è vero che il caso è stato chiamato “Sixties scoop” (Lo svuotamento dei Sessanta).

Per molti questa politica condotta dal governo risponde a un approccio razzista e imperialista. Il Sixties scoop si basa su una politica fondata sul razzismo sistematico, di cui ora chiedono conto bambini di allora che hanno adesso tra i trenta e i cinquant’anni. Secondo Wayne il governo tentò di porre fine alla cultura indigena, privandola di un futuro proprio e impedendo lo sviluppo delle sue nuove generazioni.

Una politica di separazione che tuttavia non ha potuto por fine all’eredità dei nativi. Ci sono ormai centinaia di questi minori, come Wayne, che fanno ritorno alle riserve e lottano per recuperare e proteggere la loro cultura ancestrale. Ed esigono che il governo chieda perdono per aver rubato loro l’infanzia, parole che continuano ad attendere.

[Trad. it. Massimo Bonato]

*RT

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