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Brasile. Una diga spazza via un intero paese di 600 abitanti, inquinamento per decenni

Fanghi tossici contenuti in una diga costruita in Brasile, che ha ceduto distruggendo tutto al suo passaggio. I responsabili della Samarco negano il pericolo di tossicità, ma nel Rio Doce i pesci muoiono.
_omissis_ on 23/11/2015 - 14:40 in Ambiente, Disastri ambientali, Inquinamento

Fanghi tossici contenuti in una diga costruita in Brasile, che ha ceduto distruggendo tutto al suo passaggio. I responsabili della Samarco negano il pericolo di tossicità, ma nel Rio Doce i pesci muoiono.



di Valsusa Report*

La diga crolla sotto la spinta dell’enorme quantità di liquami delle estrazioni di ferro della zona. Colpito il paese di nello stato di in . I liquami e il fango inondano il paese di 600 abitanti, la maggioranza dei quali operai della miniera. Bento Rodrigues è a 300 chilometri a nord di Rio de Janeiro in una zona mineraria, il defluire delle acque seguendo il Rio Doce è arrivato fino all’Oceano Atlantico. Sono oltre 62 milioni di metricubi di acqua e fanghi contenenti sostanze altamente tossiche come il mercurio. La catastrofe lascia 12 morti, almeno 21 dispersi, per sempre seppelliti nella zona. Un elicottero della compagnia estrattrice ha fatto in tempo a sorvolare la zona gridando all’emergenza e oltre 500 sopravvissuti sono riusciti a scappare ma restano senza un tetto. Nella lunga corsa arrestatasi solo il 9 novembre, il fiume di fango, ha addirittura toccato, prima, Ipatinga città mineraria a 229 chilometri più a valle, e dopo Governador Valladares, a 328 chilometri di distanza. Decine di municipi hanno dovuto avviare analisi per capire se la contaminazione è passata agli acquedotti ad oggi si contano oltre 250mila persone senza acqua potabile.

“La società, di proprietà dei giganti del settore e Bhp Billiton, ha più volte negato la tossicità del fango. Secondo gli scienziati i fanghi, che possono contenere sostanze chimiche utilizzate per ridurre le impurità del ferro, potrebbero alterare il corso dei torrenti, ridurre i livelli di ossigeno nell’acqua e diminuire la fertilità dei terreni agricoli” la dichiarazione fatta nei giorni successivi al 5 novembre, giorno dell’accaduto.

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L’intensa lavorazione di estrazione di oro e ferro, sin dalla colonizzazione portoghese, ha prodotto costruzioni di sostegno alle ditte operanti. Le dighe presenti nella regione, in questo caso la miniera di Mariana, ha visto cedere le due barriere di residui minerari appartenente alla compagnia di estrazione Samarco, la prima “Santarem” e la seconda detta la “Barragem de Fundao”. Samarco è una joint venture locale tra la anglo-australiana e la brasiliana Vale, due tra le più importanti multinazionali minerarie al mondo. “Siamo impegnati al cento per cento nel fare il possibile per riparare il danno”, ha detto , direttore esecutivo di Bhp Australia insieme a di Vale. La miniera di Mariana è una grande miniera a cielo aperto di 1.800 dipendenti, diversi siti di scavo da cui si estraggono circa 30 tonnellate all’anno di minerale ferroso. La miniera produce una grande quantità di reflui, che sono raccolti in invasi naturali chiusi da tre dighe successive.

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Sandra Cureau, assistente del Procuratore generale federale a Brasilia ha dichiarato che “Vale e Bhp sono state del tutto inadeguate in termini di prevenzione, dimostrando una totale mancanza di attenzione per le vittime” dopo il disastro che oggi viene dichiarato il più enorme di tutti i tempi, la Procura dello stato ha annunciato una revisione speciale sulle dighe e sugli impianti di estrazione mineraria. Pare col passare del tempo che si delinei anche una inosservanza delle norme tecniche sulle dighe, dai corrispettivi emerge che la compagnia stava intensificando la produzione di ferro, di qui il dubbio che nell’invaso andassero a finire più reflui di quanti potessero contenerne gli invasi, il calcolo tecnico darà più licidità al problema.

“La produzione mineraria è la terza industria brasiliana, e la miniera di Bento Rodrigues fa circa il 10 per cento dell’export brasiliano di ferro. Per Bhp rappresenta il 6 per cento del ferro prodotto e il 3% dei profitti del gruppo – i giornali finanziari seguono con attenzione la vicenda, beninteso dal punto di vista dei valori azionari (che scendono), e di risarcimenti: con che cifra se la caveranno le due aziende?” da Terraonline, notiziario web che ha seguito da vicino la vicenda.

“I biologi temono ora che le sostanze tossiche immesse nel fiume possano contaminare anche la costa. La foce del Rio Doce è una zona di nidificazione delle tartarughe marine, creature in via di estinzione e particolarmente sensibili ai cambiamenti chimici dell’acqua. Tutte le specie animali presenti nell’area, terrestri e acquatiche, stanno morendo per asfissia. Per proteggere la fauna ittica è stata varata l’operazione Arca di Noè che vedrà la partecipazione di pescatori specializzati e associazioni ambientaliste per scongiurare l’estinzione delle specie che abitano il corso d’acqua” da Lifegate che ha minuziosamente valutato gli aspetti ambientali.

*TG Vallesusa

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