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Ariana Miyamoto. Dalla discriminazione razziale a Miss Giappone 2015

Ai giapponesi non è andato giù che a rappresentare la loro nazione al concorso di Miss Universo sarà Ariana Miyamoto, una “hafu”, una “mezzo sangue”. Ma Ariana Miyamoto è ora Miss Giappone 2015, e non è una reginetta qualsiasi.
Massimo Bonato on 14/06/2015 - 10:58 in MondoD

Ai giapponesi non è andato giù che a rappresentare la loro nazione al concorso di Miss Universo sarà Ariana Miyamoto, una “hafu”, una “mezzo sangue”.

Ariana Miyamoto è Miss Giappone 2015. Ha 21 anni, è figlia di madre giapponese e padre afroamericano. È cresciuta nella città portuale di Sasebo, vicino a Nagasaki. È giapponesissima nell’educazione e nella cultura. Ci è nata e cresciuta in Giappone. Ma il colore della sua pelle le ha sempre causato dei problemi. Non è abbastanza giapponese.

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Intanto il bullismo a scuola, dove i compagni non la toccavano per paura di cambiare colore anch’essi, o uscivano dalla piscina in cui lei entrava, rifiutandosi di tornarvi quando ne usciva. I pregiudizi razziali l’hanno seguita per tutti i suoi 21 anni, e sono ciò che l’hanno spinta a trasferirsi negli Usa a studiare.

Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso, al suo rientro, è stato il suicidio di un suo caro amico che per motivi razziali ha scelto di togliersi la vita: era anch’egli un “hafu”.

In un paese in cui i prodotti sbiancanti vanno alla grande, in cui i nati da matrimoni misti non sono che il 2% all’anno, nella omogenea patria del Sol Levante l’omogeneità la fa da padrone, e a essere differente significa essere fuori dalla società, un “diverso” appunto, anche se t’inchini a ogni piè sospinto, e sei abile nell’arte calligrafica meglio di tanti con gli occhi a mandorla.

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Non era nei suoi programmi concorrere per Miss Giappone, ma proprio la morte di quel ragazzo ha portato Ariana Miyamoto a sfidare la discriminazione. L’ha fatto con la sua pelle bronzea, alta 1,73, con un corpo scolpito, perfetto nella forma e nella bellezza, nella eleganza. L’ha fatto proprio con l’oggetto della discriminazione di cui è stata vittima, con l’intenzione dichiarata di fare di questa sua conquistata posizione un privilegio con cui lottare contro la discriminazione razziale in Giappone. La sua terra.

Neanche a dirlo, i giapponesi hanno risposto alla sua insospettata elezione a Miss Giappone con un seguito di critiche e improperi su media e social media. “Non è abbastanza giapponese”. “È negra”. “È troppo straniera”. La Miss Giappone doveva essere adeguata al gusto nipponico secondo molti. Perché è rappresentante dell’intero paese, del senso del gusto dell’intero paese, del senso del bello commisurato alla cultura giapponese, e Ariana Miyamoto, per tanti non lo è.

Ma è bella da togliere il fiato. È giapponese. È intelligente. È coraggiosa. Ed è intenzionata a lottare per cambiare le cose, in un paese in cui già la paura del nuovo, del diverso vacilla di fronte a una modella bengalese come Rola, o a una cantante metà giapponese e metà inglese come Becky. “In Giappone molte celebrità sono come loro – dice Ariana. – Spero di poter contribuire a creare un Giappone in cui chiunque possa fare cose, possa fare ciò che vuole”.

Lo psicologo Yoko Haruka dice “È possibile che alcune persone conservatrici vedano in Ariana Miyamoto un’immagine non adatta a rappresentare il paese e la sua tradizione. Ma è solo lo shock del nuovo. Lei certamente ha la possibilità di essere un pioniere, di essere un’ottima occasione per il Giappone di rendersi più consapevole di vivere in una realtà globale”.

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Intanto, Ariana Miyamoto, 21 anni, Miss Giappone 2015 e in concorso per Miss Universo, le idee chiare le ha: lottare contro la discriminazione razziale, approfondire tematiche come i disturbi creati dall’identità di genere. Non ha ancora intenzione di mettersi in politica, ha detto, ma “Mi piacerebbe sfruttare la mia posizione per diventare una leader”.

Non quello che si può chiamare una “velina”, una “reginetta” qualsiasi a quanto pare.

M.B.

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