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Afghanistan. Dove fallisce la legge per i diritti delle donne

La dura lotta in Afghanistan per far riconoscere una legge per crimini come lo stupro, la violenza domestica, il “crimine d’onore”, i matrimoni forzati e minorili, la poligamia.
_omissis_ on 12/01/2015 - 18:22 in Diritti, MondoD

di Fawzia Koofi*

Le donne afghane hanno fatto molta strada dagli oscuri giorni del regime talebano. Ma ad ostacolarne il progresso resta l’alto tasso di violenza che esse subiscono.

La legge è insufficiente e non le protegge dai crimini più comuni come lo stupro, la violenza domestica, i matrimoni forzati dove spesso a essere coinvolte sono minorenni.

Per questo, nel 2009, un certo numero di attivisti per i diritti delle donne afghane, membri della società civile, e alcuni legislatori si sono incontrati per elaborare un progetto di legge che conferisse a una posizione comune validità di legge e definisse i reati di violenza contro le donne. Il disegno di legge era stato trasformato nella Legge per l’Eliminazione della violenza contro le donne (Evaw), con ordine esecutivo del Presidente Hamid Karzaion, il 20 luglio 2009, mentre le attività parlamentari erano sospese. Un periodo nel quale la Costituzione afghana consente al Presidente di emanare decreti di emergenza, che dovranno comunque essere successivamente ratificati dal Parlamento. Alcune attiviste per i diritti umani, suggerirono allora che non vi fosse necessità di trasmettere la Evaw al Parlamento. Altri sostennero che sebbene la Evaw rappresentasse un significativo passo avanti nella battaglia per contrastare la violenza sulle donne, la legge rimaneva vulnerabile se non fosse stata convalidata dal Parlamento prima dell’elezione di un nuovo presidente, e le elezioni erano dietro l’angolo.



Clima politico

Tanto più si avvicinava il momento in cui le truppe internazionali avrebbero lasciato il Paese, tanto più temevamo che il clima politico avrebbe reso difficile la ratifica della Legge da parte del Parlamento. Inoltre, temevamo che ogni trattativa di pace con i talebani sarebbe terminata e a essere sacrificata per pacificare i miliziani sarebbe stata proprio questa legge volta a salvaguardare le donne dalla violenza. L’approvazione parlamentare avrebbe dotato la legge di una garanzia giuridica contro gli attacchi degli estremisti.

Al fine di ottenere un accordo in Parlamento sulla Legge Evaw, abbiamo lavorato instancabilmente per mesi, utilizzando tre strategie principali. In primo luogo, abbiamo iniziato una campagna di pressione con coloro che si opponevano alla legge, perlopiù conservatori.

In secondo luogo, siamo andati a far loro visita per spiegargli la legge articolo per articolo e ottenere così la loro firma in sostegno. Abbiamo anche organizzato visite  di scambio tra parlamentari e i paesi musulmani conservatori in modo che potessero indagare come avessero potuto far rispettare una legislazione simile per decenni.

Infine abbiamo lavorato per oltre due anni con il comitato congiunto in Parlamento per sviluppare un consenso sulla legge e disinnescare l’opposizione dei conservatori. Alla fine del 2009, rimanevano solo due punti della legge su cui i conservatori non erano d’accordo: la sanzione per i parenti in relazione al matrimonio minorile e per la poligamia, nonché l’inclusione del “delitto d’onore” come crimine specifico.

A questo punto, però, i parlamentari si facevano via via sempre più preoccupati per le vicine elezioni politiche, allora in programma per la primavera 2010. E il processo appena iniziato perse vigore.

Le elezioni parlamentari del 2010 portarono però al governo forze ancor più conservatrici; inoltre, il risultato stesso delle elezioni suscitò contestazioni, e l’una e l’altra cosa finirono per paralizzare la legge per quasi un anno. Si ricominciò a parlare della Legge Evaw solo a metà del 2011.

Ora il progetto di legge è stato nuovamente inviato alle 18 commissioni parlamentari. Tranne una, tutte si sono trovate concordi con il testo della legge o hanno presentato suggerimenti costruttivi. La commissione finale, il comitato legislativo (Taqnin), guidata da colui che rappresenta il più importante avversario della legge Evaw ha inserito 34 pagine di emendamenti.

Alcuni di questi sono risultati utili e sono stati debitamente inclusi, come la proposta di poter contare su procure specializzate dislocate in tutto l’Afghanistan. Come sempre, abbiamo rigettato l’impunibilità del matrimonio minorile e la contrazione dei matrimoni poligami. Così come abbiamo rifiutato la proposta di chiudere i centri di accoglienza per le donne vittime di violenza e soprusi in alternativa al quale un emendamento suggeriva di lasciare che le vittime dovessero risiedere a casa di parenti.

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Gli oppositori alla legge

Anche se gli oppositori avevano voce in capitolo, non riuscirono a imporsi. Semmai, ciò che stava procurando il danno maggiore era una malsana rivalità politica che aveva cominciato a prendere piede soprattutto tra le parlamentari di sesso femminile e i sostenitori di Evaw. Alcuni progressisti, attivisti per i diritti delle donne, incluse le organizzazioni internazionali, sostennero che i tempi non erano maturi per far passare la Evaw e che si avrebbe dovuto lasciare la legge al livello del decreto presidenziale.

C’erano buone ragioni per chiedere l’approvazione del Parlamento. Peraltro, alcuni miei colleghi hanno cominciato ad accusarmi di utilizzare il disegno di legge a fini carrieristici per ottenere sostegno alle mie ipotetiche ambizioni per le elezioni presidenziali del 2014.

Anziché sostenere la Legge Evaw, molte parlamentari rimasero in silenzio durante i dibattiti sul disegno di legge e qualcuna passò addirittura alla lobby schierata contro di essa. Di conseguenza, quando la legge venne presentata alla riunione plenaria nel maggio 2013, i parlamentari conservatori che erano si erano opposti alla Evaw risultarono più numerosi di prima.

Il nuovo presidente della Camera non aveva molta influenza, e forse per questo non rimise neppure in discussione il disegno di legge.

Con i parlamentari conservatori trincerati nella loro opposizione alla Legge Evaw, un presidente debole e la mancanza di sostegno da parte delle mie colleghe parlamentari, il disegno di legge non è passato. Chi di noi ha guardato alla legge Evaw al di là della politica e compreso tutta la sua importanza per poter combattere la violenza contro le donne, è rimasto con il cuore a pezzi.

Con la comunità internazionale che sta progressivamente abbandonando il proprio impegno con l’Afghanistan, il tempo stringe per le donne afghane. Abbiamo fatto significativi passi avanti dal 2001, ma abbiamo bisogno della forza di una legge che alle nostre spalle ci sostenga e salvaguardi i nostri risultati.

Dobbiamo armarci di solide leggi come la Legge Evaw per combattere la violenza e gli altri mali che nella nostra società stanno distruggendo lo spirito delle nostre sorelle in tutto il Paese. Non aver approvato la Legge Evaw in Parlamento ha quindi reso debole la possibilità della sua attuazione; così che molti funzionari di giustizia si interrogano sullo stato della legge e, pertanto, non la applicano.

Ciò che di promettente sembra stagliarsi all’orizzonte, è l’avere ora un nuovo presidente e un nuovo capo esecutivo che sembrano capire entrambi la moltitudine di sfide che le donne si trovano a dover affrontare. Vorrei cogliere questa opportunità e invitare il Presidente Ashraf Ghani e il nostro Capo esecutivo, il dottor Abdullah Abdullah, a dichiarare il loro sostegno per il passaggio del disegno di Legge Evaw.

Invito anche le mie colleghe in Parlamento, tutti gli attivisti che lottano per i diritti delle donne afghane e i nostri partner internazionali a mettere da parte le loro differenze e a unirsi a noi nel sostegno della ratifica del progetto di legge. Come la recente approvazione parlamentare della BSA (Bilateral Security Agreement), quando il governo e altri fanno di qualcosa una priorità, i parlamentari conservatori possono essere isolati.

I tempi possono essere ora difficili per l’ Afghanistan, le differenze  possono essere molteplici e le sfide per la sicurezza stanno crescendo, tuttavia non riportare la Legge Evaw alla sua giusta considerazione lasciandola morire rappresenterà un grave colpo per i diritti delle donne afghane.

201511105242970734_8*Fawzia Koofi è una politica afghana e attivista per i diritti delle donne. Originaria della provincia di Badakhshan, è attualmente membro del Parlamento a Kabul ed è vicepresidente dell’Assemblea Nazionale.

[Trad. it. Massimo Bonato]

Al Jazeera

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