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Accuse reciproche tra Russia e Norvegia sull’inquinamento. Chi inquina chi?

Sul Mare di Barents scambi di accuse tra autorità russe e norvegesi. “Oltre la metà dell’inquinamento che affligge Murmansk proviene dall’Europa” dice il ministro regionale dell’Ecologia. Ma è vero anche il contrario.
Massimo Bonato on 30/04/2015 - 15:30 in Ambiente, Inquinamento

“Quasi il 52% di tutte le sostanze che inquinano l’ambiente della Oblast’ di Murmansk provengono da oltre confine” ha detto il vice ministro delle Risorse Naturali e dell’Ecologia della regione (Oblast’) di Murmansk, Vladimir Khrutsky, in una tavola rotonda sull’ecologia tenutasi giovedì 23 aprile.

Khrutsky sostiene di non aver nulla di che lamentarsi riguardo alle aziende presenti sulla penisola di Kola (in Russia), che apprezza ed elogia per il lavoro svolto per la salvaguardia dell’ambiente. “Sono piuttosto le aziende russe a trovarsi spesso esposte a critiche, mosse dalle organizzazioni ambientaliste straniere, nonostante il volume delle loro emissioni sia costantemente in diminuzione e si lavori a ripristinare ecosistemi danneggiati” ha dichiarato al quotidiano «Rossijskaja Gazeta».

Che gran parte dell’inquinamento di Murmansk provenisse da occidente lo si sapeva sin dal 2013, quando lo denunciò l’organizzazione ambientalista russa Green Patrol. Dopo un’indagine lungo il confine, l’organizzazione concluse che il 45% dell’inquinamento nella Oblast’ di Murmansk proveniva dalla Norvegia, ovvero che dalla Norvegia raggiungevano Murmansk composti di azotati 2,4 volte superiori a quelli che, viceversa, dalla Russia finivano sulle coste norvegesi.

I risultati del rapporto sono stati ampiamente diffusi nei giornali russi dopo la sua presentazione, anche se gli scienziati norvegesi li hanno accolti con scetticismo, sostenendo che lo studio non presenta una base documentale sufficientemente scientifica.

E del resto, pure gli scienziati russi hanno contestato i risultati del sondaggio. Secondo Dmitry Makarov dell’Istituto di Ecologia Industriale presso il Centro scientifico di Kola, finiscono in Russia sia ossidi di azoto sia anidride solforosa, ma non se ne conosce la quantità.

Bellona Murmansk, nel marzo di quest’anno è stata l’unica Ong ambientalista a presenziare alle riunioni tra le autorità russe e norvegesi, e si è fatta portavoce di organizzazioni e associazioni ecologiste per quanto riguarda il lento ritmo di riduzione delle emissioni, ma anche per i problemi ambientali della Norvegia.

Il rappresentante di Bellona, Anna Kireeva, ha chiesto lumi a proposito delle questioni ambientali norvegesi, come il controverso scarico dei rifiuti dell’industria mineraria nei fiordi. “Eppure nessuno degli organizzatori mi ha saputo dire il nome delle società di cui si stava discutendo” lamenta la  Kireeva. “Non ho mai sentito che il ministero dell’Ambiente di Murmansk, dopo aver affrontato con successo tutte le problematiche ambientali della regione, e si sia perciò preoccupato della condizione dei fiordi norvegesi, non si sia poi anche incaricato di svolgere su essi inchieste adeguate. Le autorità e gli abitanti della Norvegia settentrionale, per esempio, sono estremamente preoccupati per le emissioni di anidride solforosa lungo il confine tra Norvegia e Russia. Ma pare che siano solo i norvegesi a essere preoccupati per questo” ha aggiunto Kireeva.

Negli ultimi 20 anni, gli impianti di estrazione di nichel della Kola Mining Company nella città di Nikel sul confine norvegese è stata più volte oggetto di contenziosi con le autorità ambientali di entrambi i Paesi confinanti, contenziosi che non han portato ad alcun risultato. L’impianto, parte della potente società Norilsk Nickel, emette annualmente 90.000 tonnellate di anidride solforosa, circa cinque volte le emissioni norvegesi complessive. Emissioni che spesso eccedono i limiti massimi consentiti; soltanto il 5 aprile scorso la concentrazione di anidride solforosa ha ecceduto di 12,6 volte, secondo le misurazioni ufficiali Roshydromet.

M.B.

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